Test di Bechdel per valutare il sessismo di una narrazione

Buongiorno, lettrici e lettori!
Vi è mai capitato, guardando un film o leggendo un libro, di notare una netta predominanza (non solo numerica) dei personaggi maschili rispetto a quelli femminili?
Che l'impronta della nostra società, anche a livello culturale, sia tendenzialmente maschilista credo che sia fuor di dubbio. Negli ultimi tempi qualcosa si sta smuovendo, ma sono ancora tante le narrazioni (cinematografiche, ma non solo; parliamo anche di romanzi e fumetti) che non superano il test di Bechdel.
Il test di Bechdel serve a determinare se la forma di racconto presa in considerazione abbia o meno contenuti di tipo sessista. Per superare questo test il racconto deve possedere tre semplici requisiti:

  • Sono presenti almeno due donne (identificate con un nome proprio).
  • Le due donne parlano almeno una volta tra di loro.
  • Le due donne parlano di qualcosa che non sia un uomo.
Questo test prende origine da una striscia del 1985 della fumettista Alison Bechdel, autrice della serie Dykes to Watch Out For ("lesbiche da tenere d'occhio").

Ad oggi esiste un sito internet intitolato a questo test che recensisce i film in uscita e determina se questi superino il test oppure no. Certo, non sempre il giudizio espresso dai recensori di questo sito deve essere preso come oro colato: ad esempio, "Inferno" di Dan Brown è stato bocciato perché, nelle scene in cui delle donne parlano da sole, l'argomento di conversazione è Dante, che è un uomo. Ora, mi sembra chiaro che qui si stia davvero esagerando e che Dante non potesse essere un argomento di interesse in quanto essere umano dotato di caratteristiche sessuali maschili.
Se si evitano buffi estremismi, a sottoporre a questo test diverse narrazioni si ottengono risultati stupefacenti.
Tra i grandi promossi di genere fantastico: "I guardiani della galassia vol. 2", "Zootropolis", "Star Wars - Il risveglio della forza". Bocciati celebri: "Ladyhawke" (che, per inciso, è un film che adoro; ma l'ho rivisto di recente e non ho potuto fare a meno di notare che l'unico personaggio femminile presente è Isabeau, ed è anche molto più passiva rispetto al protagonista maschile, benché ne condivida il destino) e "Lo Hobbit" (ormai si sa, Tolkien ha tanti pregi, ma per la sensibilità contemporanea pecca un po' di ginofobia, al punto da costringere il povero Peter Jackson a inventarsi personaggi femminili di sana pianta).
Questo test può essere utile per valutare come i personaggi femminili vengono percepiti all'interno di una narrazione. Logicamente non è da confondersi con un test di qualità, ma io lo uso per formulare una riflessione approfondita su alcuni aspetti di romanzi o film che mi hanno colpita o mi sono piaciuti.
Il mio romanzo "La musa della notte" supera a pieni voti il test di Bechdel. Le donne sono tante e dotate di nomi (Viviana e la sua famiglia tutta femminile, Rossana, Arianna, Yasmina, Miriam solo per citarne alcune). Sono tante anche le scene in cui le streghe parlano tra loro fin dal primo capitolo, con una buffa scena tra Viviana e sua sorella Eliana che discutono del loro gatto:
Viviana scocca un’occhiata di rimprovero alla sorella. “Oh, Eliana, la vuoi piantare? Non funziona e basta.” L’altra in cima alle scale strizza i pugni e li agita nell’aria. “Funziona con le cose inanimate! Voglio dire, i quadri non mi possono sentire, no? Però se io dico a quell’obbrobrio che teniamo appeso al muro di staccarsi e volare fino a me l’obbrobrio obbedisce. Perché lui no?” Punta il dito contro il gatto, come se lo stesse accusando di qualcosa e lui fosse tenuto a difendersi.Viviana si china a prendere Achille in braccio. Lui comincia a fare le fusa e spinge la testa sotto la sua mano. “È una cosa inutile. Smetti solo di pensarci.”
“Prima o poi troverò un incantesimo che funziona anche con lui.”
“Quando succederà ci inchineremo tutte quante di fronte al tuo potere incommensurabile, Eli.”
“È solo un gatto. Non ho ancora trovato le parole giuste, tutto qui.”
“I gatti non ascoltano mai nessuno. Scommetto che puoi provare incantesimi in tutte le lingue del mondo e non ne troverai uno che funzioni. Anzi, secondo me sono loro che hanno trovato il modo di incantare noi. Ci sarà un motivo se li adoravano, in Egitto.” 
Ma ci sono anche scene in cui le streghe parlano di cose più serie e importanti:
“Ancora non hai capito chi siamo?” Rossana scopre i denti in un sorriso inquietante. “Mia cara, noi siamo la Società di Diana!”
Viviana si sente gelare il sangue nelle vene. Ha sentito storie di ogni sorta sulla Società di Diana, e l’unica cosa di cui ha la certezza è di non possedere neanche un briciolo del potere che servirebbe per difendersi da qualunque cosa queste donne abbiano intenzione di fare.
Rossana pare intuire i suoi pensieri, o forse l’espressione parla per lei. “Rilassati. So che cosa le altre streghe raccontano di noi, ma posso garantirti che non uccidiamo per rubare poteri né tantomeno siamo spie dell’Inquisizione. O qualsiasi altra cosa tu abbia sentito su di noi.”
Yasmina ridacchia e per la prima volta fa sentire la propria voce. “Io ho sentito parlare di una rete segreta che congiura per scatenare guerre tra clan di streghe, una volta.” Ha un leggero accento arabo che rende musicale la sua cadenza.
Viviana si accorge di essersi conficcata le unghie nel palmo della mano per il nervosismo. “Che cosa fate, allora?”
È sempre Rossana a rispondere. “Ricerchiamo l’antica via. L’antica conoscenza. C’era un tempo in cui le streghe non cercavano di confondersi con gli esseri umani e di imitarne i costumi. Seguivamo le nostre tradizioni e la nostra magia era molto più potente.”
E così via.
In definitiva credo che il test di Bechdel possa essere utile per autori e lettori per riflettere sul ruolo del femminile all'interno delle narrazioni di cui si usufruisce quotidianamente.  Quali sono i miti e i modelli nascosti tra le pagine dei nostri romanzi preferiti?

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