I volti della dea: Persefone

Settimana scorsa abbiamo parlato di Artemide (leggi l'articolo QUI), dea greca della caccia e della verginità. Oggi, con marzo appena cominciato che ci fa assaggiare un po' di primavera, vi racconterò di Persefone.


Figlia di Demetra, dea delle messi, e moglie di Ade, dio degli Inferi, Persefone (o Proserpina, per i romani) è benigna e misericordiosa. Viene anche chiamata Core, che in greco significa "fanciulla", ed è un nome che ben esemplifica il suo rapporto con la triplice dea-luna e, in particolare, con il suo aspetto più giovane. Lo stretto legame Persefone con la triplice dea è sottolineato dal fatto che, benché sia sempre rimasta fedele ad Ade (da cui, secondo alcuni autori, non ebbe mai figli), gli preferisca la compagnia di Ecate, la dea delle streghe.
In effetti il suo legame con Ade non nacque da una sua libera scelta. La giovane figlia di Demetra stava passeggiando per i campi della terra (il regno della madre), quando Ade la vide e, stregato dalla sua bellezza, decise di rapirla per farla sua. Così la trascinò agli inferi e, con la scusa di farla sentire a suo agio, le offrì una melagrana. Quello che Persefone non sapeva è che chi mangia i frutti degli inferi è costretto a rimanervi per l'eternità.
Nel frattempo Demetra, accortasi della scomparsa della figlia, si disperò. Prese a vagare alla sua ricerca, dimenticandosi di far crescere le messi. Ebbe origine un inverno duro, all'apparenza senza fine. Gli uomini si rivolsero a Zeus per porre fine a questa situazione e il padre degli dei propose una soluzione: Persefone avrebbe trascorso sei mesi sulla terra con la madre e sei mesi sotto terra con il marito.
Tutti gli interessati accettarono il compromesso; così, quando Persefone è sulla terra sua madre gioisce e la terra è un tripudio di frutti. Quando, invece, Persefone torna dal marito Demetra s'intristisce e la terra muore. A questo episodio è dovuta l'alternanza delle stagioni.
Persefone fu anche colei che ascoltò la supplica di Orfeo e, commossa dalla sua musica, gli concesse di riportare Euridice nel regno dei vivi, a condizione che non si voltasse indietro. Il musicista, tuttavia, venne meno al patto e perse per sempre la moglie.

Si tratta di un soggetto mitologico che ha sempre esercitato un certo fascino, perfino nel pubblico meno specialista in materia di grecità. Sono numerose le rappresentazioni artistiche che attraverso i secoli hanno dato un volto al dio degli Inferi e alla sua sposa. Ricordiamo, per esempio, il celeberrimo "Ratto di Proserpina" del Bernini o la "Proserpina" di Dante Gabriel Rossetti, che dipinge la fanciulla nell'atto di mangiare la melagrana che la legherà per sempre al regno ctonio.

La fonte per questo riassunto del mito è R. Graves, I miti greci, Longanesi, 2011.

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