I volti della dea: Artemide - Diana

Oggi vi parlerò di un mito che ho avuto modo di incontrare spesso nel mio percorso di studi e che mi ha sempre affascinata. Spero di riuscire a trasmettere un po' della mia passione attraverso questo articolo.


Artemide, chiamata Diana nel pantheon romano, è figlia di Zeus e Latona e rappresenta l'aspetto più giovane della triplice dea-luna (ma in lei si possono trovare anche tracce degli altri aspetti: ad esempio, nel fatto che sovrintenda ai parti). Dea vergine e notturna, in quanto signora della caccia può essere ricollegata alla cretese dea della selvaggina. I suoi attributi tipici sono l'arco d'argento (simbolo della luna nuova) e le frecce; il suo corteo è formato da Ninfe dei fiumi e degli oceani. Corre nei boschi accompagnata da dieci segugi donateli dal dio Pan e il suo carro è trainato da due coppie di cerve cornute.
Come per suo fratello gemello Apollo, uno dei poteri principali di Artemide è quello di provocare pestilenze, ma anche di porvi rimedio.
Votata alla verginità, Artemide pretende che le Ninfe del suo corteo seguano il suo esempio. Ma, un giorno, Zeus seduce una delle Ninfe sue compagne, Callisto, il cui nome significa "la più bella". Sul momento Artemide non si accorge di nulla; ma Callisto è rimasta incinta di Zeus e con il passare del tempo questo fatto non può più essere nascosto. Artemide, allora, si adira e punisce duramente l'infrazione al suo codice: trasforma Callisto in orsa e le scaglia contro i propri segugi da caccia. Ad avere pietà della Ninfa è proprio Zeus, che la strappa al supplizio destinatole e la trasporta in cielo. Qui diventa la costellazione dell'Orsa Maggiore.
Secondo un'altra versione, è Era, gelosa per il tradimento del marito, a trasformare Callisto in orsa. Il figlio della Ninfa, Arcade, per errore quasi uccide la madre durante una battuta di caccia; viene fermato appena in tempo da Zeus e Artemide, che pongono entrambi in cielo come Orsa Maggiore e Orsa Minore.
Chi infrange i tabù posti da Artemide non può che andare incontro a una sorte terribile. Lo dimostra anche la vicenda di Atteone.
Atteone è un giovane cacciatore, allevato dal centauro Chirone. Per caso, mentre caccia nei boschi, si imbatte in una visione insolita che cattura il suo sguardo: in un fiume c'è la dea Artemide che, interrotta la caccia, si rinfresca nuda nell'acqua. Accortasi di essere stata sorpresa da un uomo mortale, la dea decide di impedirgli di raccontare ad anima viva ciò che ha visto. Atteone viene così trasformato in un cervo: subito, la sua muta di cinquanta cani da caccia gli si avventa contro e lo divora.

La fonte per questo riassunto del mito è R. Graves, I miti greci, Longanesi 2011.

Commenti

Post popolari in questo blog

I volti della dea: Persefone

Un volto per la musa

Feste celtiche: Beltane, celebrare la fertilità