Tradizioni locali: la festa della Giubiana (o della Giobia)

L'ultimo giovedì di gennaio nell'Italia settentrionale si celebra la festa della Giubiana, o della Giobia, durante la quale viene bruciato un grande fantoccio di sembianze femminili fatto di paglia e stracci. Si tratta di una tradizione molto sentita, che rimanda a diverse leggende popolari.


Il nome preciso di questa festività muta a seconda della località e, a causa della totale assenza di fonti scritte a riguardo, la sua origine resta incerta e ogni supposizione è destinata a non poter essere comprovata. L'etimologia potrebbe rimandare in qualche modo a "giovedì", il giorno in cui viene acceso il rogo; e giovedì è il giorno intitolato a Giove, il signore degli dei che è necessario propiziarsi per avere un buon raccolto.
In quest'ottica l'origine della festività potrebbe risalire alle feste contadine di inizio anno volte a garantirsi una primavera e un'estate fiorenti. Diventa interessante notare che, proprio negli ultimi giorni di gennaio, in epoca romana si festeggiavano i Sementina dies, i giorni al termine del periodo della semina.
Secondo Cherubini, autore di un dizionario italiano-milanese pubblicato a partire dal 1839, Giubiana significherebbe invece "fantasma", e quindi qualcosa da esorcizzare. Altre voci (ma, trattandosi di tradizioni popolari, nessuna fonte è certa) affermano che il rogo del fantoccio rimanderebbe alle streghe bruciate nei secoli passati dall'Inquisizione.
Probabilmente questa festa raccoglie entrambe le tradizioni e, con il rogo della strega, punta a garantire, simbolicamente, un raccolto fiorente. Un rito apotropaico rimasto ben vivo fino ai giorni nostri.
Il fantoccio della strega viene quindi a rappresentare l'inverno, da scacciare grazie al fuoco. I falò, di solito, vengono accompagnati da canti, balli, ma soprattutto da piatti tradizionali, come risotto e luganega (e vin brulé).
La festa della Giobia cade tradizionalmente in un periodo molto vicino a quello dell'antica celebrazione celtica di Imbolc, che cadeva nel giorno mediano tra il solstizio d'inverno e l'equinozio di primavera e le credenze neopagane collocano il 2 febbraio. Imbolc celebrava il ritorno della luce, che si rifletteva nelle giornate sempre più lunghe, ed è stata assimilata dalla tradizione cristiana nella festa di Candelora (il giorno in cui si benedicono le candele, simbolo di Cristo luce per illuminare le genti).


Ai bambini viene raccontata una leggenda sulla Giobia. Costei era una strega che viveva nei boschi, sempre al buio, perché la luce del sole l'avrebbe uccisa; era malvagia e indossava sempre delle calze rosse. L'ultimo giovedì di gennaio andava a cercare bambini da catturare e mangiare. Un anno, una mamma intenzionata a difendere il proprio bambino a ogni costo tese una trappola alla Giobia: cucinò un pentolone di risotto con la luganega e lo lasciò sul davanzale. Il profumino attirò la strega, che si fermò a mangiare e non si accorse che il sole stava sorgendo. Così la luce uccise la Giòbia e i bambini furono per sempre salvi.

Diversa ancora è la storia che si narra a Cantù. Qui la Giòbia non rappresenta una vecchia strega spaventosa, ma una giovane bellissima. Durante la guerra tra Milano e Cantù nel XII secolo, infatti, una giovane castellana che tradì la sua città per amore. Per punizione, la donna fu condannata al rogo come una strega e bruciata.

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