La musa della notte: Prologo

Buon anno a tutti, lettrici e lettori! Per festeggiare il 2017 appena cominciato vorrei proporre di seguito il prologo del romanzo urban fantasy "La musa della notte", la cui uscita è prevista per maggio. Il bellissimo disegno che correda il testo è stato realizzato da Francesca Simoni. Fatemi sapere che cosa ve ne pare!

Prologo. Solana
Fuori tempo

Nelle selve gli spiriti parlano con voce cristallina, ma solo per chi ha orecchie per ascoltarli. Nel passare degli anni ho imparato a conoscere uno per uno i loro nomi e a rispettarli. In cambio, posso chiamarli in mio soccorso ogni volta che ne ho il bisogno e avere la certezza che essi risponderanno alla mia parola.
Basta poco per allontanarsi dal frastuono degli uomini e delle città, perché un tempo questo suolo era sacro. La città che sorge al centro della pianura, da cui adesso si diramano arterie di asfalto e tumori di cemento in tutte le direzioni, innumerevoli secoli fa aveva nome di Midlan ed era un santuario. E a questo nome la sua terra ancora risponde; perché, come ogni strega deve sapere, i nomi sono importanti.
Ma le streghe oggi non conoscono più i veri nomi. Da quando mi sono ritirata in solitudine nei miei boschi ho potuto vedere come il mio popolo abbia perso ogni contatto con la sua cultura e il suo potere. Un tempo le loro voci e i loro canti cambiavano il mondo. Ora hanno dimenticato la forza nascosta nei loro cuori e le parole che servono per risvegliarla. Perfino la Dea non è più venerata con cuore sincero.
Quand’è stato che le mie simili hanno smesso di coltivare la sapienza scevra da ogni giudizio? Le vedo diventare sempre più somiglianti a coloro che ci danno la caccia, capaci di accettare solo ciò che riescono a comprendere.
La vita che ci è stata donata è una danza in equilibrio tra il noto e l’ignoto. Quand’è stato che le streghe hanno smesso di usare il proprio potere per cercare l’intuizione? La nostra magia era l’immagine della verità, quando ancora la usavamo per costruire i ponti tra le anime e non per spezzarli.
Servio diceva che i nostri mondi erano destinati a toccarsi; che questo avvenisse con un incontro o con uno scontro spettava a noi deciderlo. Ma Servio diceva tante cose tra un bacio e l’altro, tra una carezza e l’altra quando ci incontravamo al riparo del grande cedro. Io gli credevo con la disperazione di una bambina che vuole credere a tutti i costi alle fiabe della buonanotte, ma da qualche parte, dentro al mio cuore, sapevo che ci stavamo preparando entrambi a farci guerra.
Se avessi aperto gli occhi avrei scoperto il suo inganno prima che mi ferisse. Ma allora ero come le altre, cieca e sorda e muta.
Vedo così tanto, da quando ho smesso di seguire i riti degli uomini per ritornare a quelli della Dea. Vedo il potere sempre più debole delle streghe e la furia sempre più cieca di coloro che le cacciano. Forse dovrei dire che ci cacciano. Ma da tempo nessuno osa più cercare le mie tracce dove gli alberi si fanno più fitti.
Vedo due fazioni in lotta in mezzo a tanti cuori indifferenti. Chiunque trionferà non vedrà mai neanche un cenno di ringraziamento da parte di coloro che non sapranno di dovergli tanto. La vera guerra è qui, sul confine tra ignoranza e conoscenza.
Vedo tanti spiriti giovani, in uno schieramento e nell’altro, i loro desideri e i sacrifici che sono disposti a fare per realizzarli.
Vedo che Viviana presto mi cercherà.




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