Interviste pericolose: Thomas Mazzantini

Oggi ospito sul blog uno scrittore che abbiamo già avuto modo di conoscere attraverso una recensione pericolosa. Thomas Mazzantini, autore del fantascientifico distopico "Torce nel Diluvio" in un'intervista mi ha raccontato un po' di sé, del suo romanzo e del suo rapporto con la scrittura. Curiosi di sapere che cosa ha da dire questo giovane pieno di talento? Continuate a leggere!

S. Ciao Thomas, e grazie per aver accettato questa intervista. Cominciamo col parlare di te: so che hai pubblicato il tuo primo romanzo giovanissimo. Quando è stata la prima volta che hai detto: “Da grande voglio fare lo scrittore”?

T. Grazie a te! Allora, ho pubblicato il mio primo romanzo “Garmir: l’Eclissiomante” a 18 anni, ma l’ho iniziato a scrivere a 15. In realtà prima di firmare il contratto non mi era mai passato per la mente che avrei potuto fare lo scrittore.
Garmir infatti l’ho scritto per i miei amici, a puntate di cinque capitoli che distribuivo a intervalli regolari. Non avrei mai pensato di uscire nelle librerie o di trovarmi davanti alla folla di ragazzi del Premio Bancarellino che mi chiedevano di firmare magliette, cappellini e anche qualche braccio.
Un giorno ho preso il mio motorino e sono andato a bussare alla porta della casa estiva dei Dalai, che erano a capo della Baldini & Castoldi Editore (al tempo Baldini Castoldi Dalai). Così, tanto per provare. Ho lasciato loro il manoscritto e me ne sono andato. Un mese dopo mi chiamarono e mi trovai a partire per Milano per discutere della pubblicazione.
Da piccolo per me gli scrittori erano figure fantomatiche e irraggiungibili che producevano opere d’arte dalla cima dell’Olimpo e le gettavano a noi mortali. Comunque ho sempre scritto con piacere e quando alle elementari o alle medie ci davano un tema a scelta, mi usciva sempre un minuscolo racconto di fantasy o fantascienza.

S. Parlaci della tua routine di scrittura. Quando, dove e come scrivi?

T. Prima in realtà con la scuola di mezzo scrivevo quando capitava, spesso in sessioni a maratona senza pause. Ma per Torce nel Diluvio mi sono dato una regola. Scrivo in camera mia, di solito la mattina dopo le nove. Poi continuo di pomeriggio verso le tre. Ho fatto un calendario col numero di parole da raggiungere ogni giorno, partendo da 500 e aumentando ogni tot. La domenica festa, non butto giù neanche una parola. Alla fine scrivevo 3000 parole al giorno senza problemi e di solito superavo quel numero.
Non utilizzo Word ma Scrivener, che mi permette di muovere i capitoli, catalogare le scene per contenuto (descrizioni, dialoghi, combattimento, sviluppo dei personaggi…) e salvare schede dei personaggi e altri appunti a portata di mano. Per Natale mi sono anche regalato un programma di riconoscimento vocale, con cui potrò scrivere dettando al computer. Con questo dovrei più o meno triplicare la mia velocità di scrittura. Vedremo, dovrò allenarmi!

S. A chi ti rivolgi quando scrivi? E, in particolare, a chi ti rivolgi con il tuo ultimo romanzo “Torce nel Diluvio”?

T. Il mio pubblico è cambiato moltissimo. Col primo Garmir mi rivolgevo ai miei amici di quando avevo 15 anni, quindi a un pubblico Young Adult, molto più Young che Adult (infatti è stato apprezzato parecchio anche dai ragazzi delle scuole medie). Col secondo, “Garmir: I Soli Prigionieri”, ero già entrato nel mondo dell’editoria ed ero anche diventato un’altra persona crescendo. Il cambiamento è abbastanza evidente: la storia del secondo è ambientata 12 anni dopo la fine del primo. Il protagonista è adulto e ha una famiglia, la storia è più matura. Con “Torce nel Diluvio” non ho davvero un pubblico di riferimento: l’ho scritto essenzialmente per me stesso, perché volevo esplorare quella storia e quei personaggi. È di sicuro più complesso e adulto rispetto ai romanzi precedenti. Però sembra che piaccia, quindi ne sono molto contento!


S. È passato del tempo tra la pubblicazione del tuo penultimo romanzo e “Torce nel Diluvio”. Come mai?

T. Le ragioni sono diverse, ma le due principali sono state: 1) l’università e 2) i problemi con la casa editrice. Ho superato il primo ostacolo laureandomi, ma il secondo rimane. Per questo ho deciso di pubblicare da scrittore indipendente. Preferirei non approfondire l’argomento, ma diciamo che non siamo rimasti in buoni rapporti.


S. “Torce nel Diluvio” è un romanzo complesso sotto molti punti di vista. In particolare, ho trovato intrigante la fitta rete di rimandi mitici e simbolici, la maggior parte dei quali non appartiene alla cosiddetta cultura popolare. Perché hai deciso di inserire così tanti riferimenti?

T. Sì, ci sono molti riferimenti a religioni poco conosciute, come lo gnosticismo e il culto di Mitra. Anche i romanzi di Garmir sono pieni di rimandi al folklore e alla mitologia. Questo perché è un argomento che mi ha sempre affascinato. Pur essendo ateo, ho letto moltissimo sulle religioni, sia quelle scomparse che quelle ancora praticate. In “Torce nel Diluvio” l’intreccio di rimandi produce anche un’ulteriore chiave di lettura della storia, che il lettore attento può ricostruire. La simbologia non è casuale, non è lì solo per bellezza. Mi piace l’idea di un testo che può essere letto più volte, scoprendo sempre nuovi dettagli.

S. Uno dei personaggi principali del romanzo (non dico quale, per evitare spoiler) è transessuale. Come ti sei avvicinato alla questione LGBT al punto da inserirla quasi al centro dell’opera?

T. Qui devo fare una premessa: “Torce nel Diluvio” è basato su un racconto breve che ho scritto nel 2009 e non ho mai pubblicato. Il personaggio transessuale e un altro apparivano già in quel racconto, con gli stessi nomi e lo stesso carattere. Quindi il concetto è più vecchio di “Garmir: I Soli Prigionieri” che uscì nel 2010.
Detto questo, non ho inserito questo personaggio per attirare un’audience LGBT o per puntare il riflettore sulla vita dei transessuali. Io vedo i personaggi sia come persone a tutto tondo che come strumenti per raccontare la storia. I due aspetti sono indissolubili. Mi serviva qualcuno che contrastasse alla perfezione con l’altro personaggio e così mi è apparsa nella mente la transessuale. Il resto è venuto da solo. Anche se il personaggio in sé è importantissimo per la trama, il suo essere trans non lo è. Come non lo sarebbe avere gli occhi o i capelli di un certo colore. Semplicemente, è ciò che è. La maggior parte degli altri personaggi rispetta questo fatto e non fa nemmeno commenti a proposito.

S. Ormai è passato più di un mese dal tuo esordio nel mondo del self-publishing. Come ti sei trovato finora in questa realtà? Quali supporti hai utilizzato e quali difficoltà hai incontrato?

T. Devo dire che mi trovo bene! Ho studiato parecchio sul self-publishing e quindi so che con un romanzo solo in realtà non sono ancora molto visibile, ma sto già avendo diverse soddisfazioni. Già il fatto di avere il controllo totale sulla creazione del libro mi piace, anche se è impegnativo. Poi le recensioni su Amazon finora sono state molto positive e sto conoscendo diversi altri autori indipendenti che scrivono cose interessanti. Per ora non tornerei a pubblicare con una casa editrice classica. Non resta che vedere cosa mi porterà il futuro!

S. Consigliaci cinque libri fantasy o fantascientifici da non perdere.

T. Mi terrò alla larga da quelli più conosciuti: mi sembra uno spreco consigliare “Il Signore degli Anelli”, visto che lo avreste già dovuto leggere.
Quindi vi consiglio “Buona Apocalisse a Tutti!” (il pessimo titolo con cui è stato tradotto in Italia “Good Omens” di Terry Pratchett e Neil Gaiman), “American Gods” di Neil Gaiman, “A Me Le Guardie!” e tutti gli altri libri di Terry Pratchett (si capisce che mi piacciono Gaiman e Pratchett?), “I Giorni di Perky Pat e Altre Storie” di Philip K. Dick e per finire “l’Ombra dello Scorpione” di Stephen King, che anche se è horror è pure un po’ fantascienza e un po’ fantasy.

S. Come nelle interrogazioni a scuola, domanda a scelta. C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

T. Beh, intanto correte a comprare “Torce nel Diluvio”! Scherzi a parte, mi piacerebbe parlare dei salti temporali nel romanzo, perché sono stati una scelta ben ponderata. In “Torce nel Diluvio” la storia oscilla di capitolo in capitolo tra scene ambientate prima del Diluvio che ha sommerso il mondo e scene post-apocalittiche. Prima di questo romanzo ero un tipo di scrittore diverso, come ho detto prima ero meno organizzato ma non solo: seguivo poche linee guida, riempiendo la storia via via che scrivevo. Ero quello che io chiamo “scrittore esploratore”, mentre con “Torce” ho cercato di diventare uno “scrittore architetto”, qualcuno che pianifica tutta la trama dall’inizio nei minimi particolari. Con tutti i collegamenti interni alla trama e i salti temporali, mi sono costretto a cambiare metodo di scrittura. All’inizio è stato difficile, ma più ci lavoravo e più mi appassionavo a questo grande puzzle temporale.

E… niente. Ho finito. Grazie mille per l’intervista!

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Vi è piaciuta questa intervista? Andate a conoscere Thomas sulla sua pagina facebook e, se non l'avete ancora fatto, leggete il suo romanzo "Torce nel Diluvio", disponibile a soli 2,99 euro su Amazon. Si tratta di un libro che mi sento di consigliare con tutto il cuore!

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