Recensioni pericolose: La dea della guerra

Buongiorno a tutti, lettrici e lettori!
Oggi finalmente parlerò del romanzo "La dea della guerra" (in inglese "Ravens of Avalon"), di Marion Zimmer Bradley, edito in Italia da Longanesi e TEA libri. Perché finalmente? Ho già avuto modo di recensire due romanzi di Marion Zimmer Bradley, "Le luci di Atlantide" e il celeberrimo "Le nebbie di Avalon"; si tratta di un ciclo narrativo che amo molto e di cui parlo davvero volentieri. L'attenzione per il femminile, la spiritualità, la ricostruzione di un mondo più interiore che esteriore sono tutti temi che mi stanno a cuore.
Per quanto riguarda "La dea della guerra", l'autrice non è mai riuscita a finirlo e la maggior parte della scrittura dell'opera si deve alla mano di Diana L. Paxson. Mi è parso comunque che la voce della Paxson si sia fusa alla perfezione con quella di Marion Zimmer Bradley: non c'è alcuna discrepanza stilistica o narrativa, né interna all'opera, né in relazione alle altre del ciclo.
La trama si ispira ai fatti storicamente accertati riguardanti una regina del clan celtico degli Iceni, Boadicea o Boudica. Nel I secolo d.C. costei guidò la più grande rivolta anti-romana delle tribù stanziate nell'odierna Gran Bretagna.
"La dea della guerra", a metà tra fantasy e romanzo storico, ripercorre e romanza la vita della battagliera regina. La storia si apre con una Boudica bambina che viene condotta all'isola di Mona per essere educata dai druidi; qui diventa amica della sacerdotessa Lihannon, da lei molto diversa e dotata di grandi poteri. Ma neanche la magia dei druidi può fare qualcosa contro l'avanzata inesorabile di Roma. E quando, ormai diventata regina e madre, Boudica subirà sulla propria pelle l'umiliazione degli sconfitti, sarà lei a innalzarsi con fierezza per difendere ciò che resta della sua civiltà. Capace di lasciarsi possedere dalla dea Morrigan (o forse di identificarsi con lei), signora dei corvi e delle battaglie, la regina guiderà contro gli invasori un esercito celtico straordinariamente unito. Ma i corvi banchettano comunque, a prescindere dal vincitore...
L'incipit ci fa sentire la voce saggia, quasi trasognata, di una Lihannon ormai anziana.
"A Samhain apriamo le porte agli spiriti di coloro che se ne sono andati. Di questi tempi mi è più facile ricordare i morti che i vivi; rammento i particolari più insignificanti dei vestiti e delle abitudini delle donne che erano sacerdotesse quando io ero giovane, e dimentico i nomi delle fanciulle che mi servono ora. La casa che hanno costruito per me sotto gli alberi di Vernemeton è confortevole anche in questa stagione di venti gelidi e foglie ingiallite, ma quando mi torna in mente il nostro santuario sull'isola di Mona è come se fosse un pomeriggio assolato, perché Lys Deru era un luogo magico."
Benché l'esito tragico della rivolta sia anticipato fin dalla prima pagina (nonché dal corso della storia), il romanzo è appassionante e toccante. Ho amato la ricostruzione della cultura celtica, ma anche il contrasto tra la battagliera Boudica e l'eterea Lihannon, suo controcanto spirituale, nonché testimone della sua educazione, della sua ascesa e della sua fine.

Si tratta di un romanzo magico, in tutti i sensi. Mi ha appassionato al punto che la protagonista del mio romanzo "La musa della notte", Viviana, di cognome fa proprio Boudica. Che dire, mi piace impreziosire quello che scrivo con le citazioni! ;)

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