Recensioni pericolose: Il battello del delirio

Buongiorno a tutti, lettrici e lettori!
Il romanzo di cui parlerò oggi è forse una delle opere meno note di un autore che oggi è tra i più noti del pianeta: George R. R. Martin. Non credo che abbia bisogno di presentazioni. La saga del Trono di Spade è ormai celebre anche tra coloro che non sono per niente appassionati di fantasy grazie alla serie tv della HBO che da qualche anno sta riscuotendo un immenso successo. Il sogno di qualsiasi autore!
Ecco, prima ancora che il Trono di Spade facesse la sua prima apparizione sugli scaffali, il nostro Martin scrisse e pubblicò un romanzo sui vampiri. Correva l'anno 1982 e il titolo originale del romanzo era "Fevre Dream", tradotto in italiano come "Il battello del delirio".
Personalmente scoprire dell'esistenza di questo romanzo è stata una piacevole sorpresa. Mi è stato regalato e, dal momento che conoscevo già Martin come uno scrittore intelligente, ho subito avuto un'alta aspettativa nei suoi confronti. Aspettativa che non è stata delusa.
La trama è insieme semplice e insolita. Siamo nell'America di metà Ottocento, lungo il Mississippi. Un battelliere in rovina, Abner Marsh, riceve una proposta insieme allettante e inquietante: Joshua York, misterioso forestiero facoltoso e di bell'aspetto, è disposto a finanziare la costruzione di un nuovo battello, il lussuoso Fevre Dream, purché lui e alcuni amici siano ospitati a bordo. Nessuno dovrà disturbarli durante il giorno e dovranno essere rispettate eventuali richieste improvvise. Ma il capitano Abner Marsh si insospettisce e decide di indagare sul suo socio misterioso. Presto il Fevre Dream diventa teatro del sanguinoso scontro tra il popolo del giorno e quello della notte.
I personaggi sono complessi, mai facili o stereotipi. La lunghezza limitata (o meglio, standard) dell'opera costringe l'autore ad approfondirne solo pochi, ma anche i personaggi secondari sono dotati di vero spessore umano. Bastano poche pagine a dipingere tratti personalissimi e indimenticabili, e questa forse è la caratteristica che apprezzo di più nello stile dell'autore.
Si tratta di una storia di vampiri. Ma Martin rivoluziona la tradizione dei signori della notte e riscrive a modo suo le regole del gioco. E allora assistiamo all'evoluzione della strana amicizia tra un burbero battelliere del Mississippi e un raffinato vampiro amante della poesia romantica inglese. Un vampiro che, in linea con lo spirito positivista del suo tempo, ha forse trovato il modo di dominare la propria natura selvaggia e sanguinaria ed è intenzionato a portare il verbo del progresso in ogni dove.
Oltre alla sapiente costruzione dei personaggi, di questo romanzo ho apprezzato molto l'ambientazione. L'Ottocento dei grandi fiumi americani è uno scenario affascinante e soprattutto non scontato. In questi anni si sono visti i vampiri in diverse vesti, dal dandy vittoriano al liceale statunitense medio, ma ancora non mi era capitato di leggere di un vampiro capitano di un battello commerciale del Mississippi.
La classe di Martin mi stringe il cuore.

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