Seta e acciaio, parte 4

La quarta e ultima parte del racconto fantasy "Seta e acciaio" svela l'esito della battaglia finale tra l'Ombra e il Popolo Fatato e, forse, anche un futuro diverso per Silky e Ariadne. Se hai perso la terza parte puoi leggerla qui.




Le campanule-lanterna iniziarono ad appassire e la Sala piombò nel buio tra le grida di panico del Popolo Fatato. D’istinto Ariadne si portò alle spalle della sorella e la fece accovacciare a terra, la lama allungata di fronte a lei. Il fumo si dissolse rapidamente, lasciando intravedere i contorni della fate che tentavano la fuga e che venivano trascinate a terra dalle Ombre. Le grida attirarono l’attenzione della Guardia, ma le Ombre all’esterno approfittarono del momento di distrazione per sferrare un attacco ancora più violento.
Ariadne sentì intensificarsi il clangore delle armi.
Le nubi lasciarono filtrare qualche raggio di luna e Ariadne si affrettò ad individuare un punto illuminato dove poter portare Silky.
‘Non ti muovere, resta qui sotto la luce’ le ordinò. Silky non osò protestare.
La fata-guerriera volò verso il centro della sala, cercando di liberare quante più fate possibili dalle Ombre e urlando a squarciagola per farle muovere verso gli spiragli di luce. Sul pavimento giacevano già numerosi corpi grigi, con le ali spezzate e senza vita. Uno spettacolo raccapricciante.
Tornò indietro all’istante da Silky.
In quel momento forme scure iniziarono a staccarsi silenziose dalle pareti. Si muovevano in maniera quasi aggraziata, le uniformi aderenti a delineare corpi flessuosi adornati di armi letali, incappucciati da mantelli che nascondevano volti pallidi come la luna e di una bellezza terrificante. Il più alto di loro avanzò deciso verso Silky che rimaneva rigida in un angolo, bloccata dalla paura che sembrava averle tolto la forza di muovere anche solo un dito.
Ariadne ingaggiò lo scontro prima che il guerriero potesse avvicinarsi troppo. Le lame si incrociarono riecheggiando nella Sala ad un ritmo sempre più sostenuto che mise in difficoltà la piccola fata-guerriera. Fu costretta ad indietreggiare più volte e di quel passo rischiava di essere messa con le spalle al muro. Il suo avversario pareva quasi sorridere, senza mostrare alcun segno di difficoltà.
Ariadne gettò lo sguardo oltre le spalle del nemico: Silky non aveva via di fuga a causa di un altro guerriero dell’Ombra.
Allarmata, Ariadne si divincolò.
‘Sei carino, ma mi stai facendo perdere tempo’ sibilò e con un guizzo sfrecciò verso Silky, subito inseguita dal suo assalitore.
Di slancio travolse il secondo guerriero trascinandolo a terra e raggiunse carponi la sorella. Silky era immobile, accovacciata come se stesse meditando nuovamente. Il suo corpo era sempre meno terreno, la pelle quasi trasparente.
‘Non è un buon momento per meditare, piccola’ disse Ariadne presa dal panico.
Silky aprì gli occhi con un piccolo sorriso.
‘Ariadne, noi siamo luce, ricordatelo’
La forma della Saggia stava mutando. Si circondò prima dell’aura ramata che Ariadne aveva già visto e pian piano divenne simile ad un sole, troppo luminoso per poterlo osservare per più di alcuni secondi.
‘Siamo tutti luce’
La voce era un’eco proveniente da ogni angolo della Sala.
Ariadne sentì il calore emanato dalla luce e lo riconobbe: la luce aveva la sua identità, l’identità di Silky. Era lo stesso calore che sua sorella emanava quando entrava in contatto con le persone.
I due guerrieri dell’Ombra si piegarono su se stessi alla vista di quella luce, nascondendo il volto nel mantello, ma non indietreggiarono. Altri guerrieri furono richiamati da quanto stava accadendo. Con i volti coperti dai mantelli, iniziarono a circondarle. Due di loro trascinavano una rete nera e grondante di una sostanza appiccicosa che si muoveva come se fosse dotata di vita propria.
La luce prese la mano di Ariadne.
‘Siamo tutti luce’ ripeté la voce di Silky.
La lama di Ariadne iniziò a riflettere onde di luce, striata da colate di oro liquido. Sentì una sfera di luce e calore crescere anche dentro di sé. Si abbandonò alla sensazione, come anni prima si era lasciata andare alla trasformazione del suo braccio. Riusciva a sentire cosa intendesse Silky.
La luce, l’essenza stessa del Popolo Fatato, la lama, le Ombre, il progetto di Madre Natura… era tutto lì, tutto aveva un senso e ogni tessera del puzzle era finalmente al suo posto.
Aprì gli occhi e vide il proprio corpo emanare una luce bianca. Ora sapeva cosa doveva fare. Glielo aveva mostrato la luce.
Volò verso il centro della Sala e prese per mano due fate.
‘Siamo tutti luce’
Il messaggio si trasmise da lei alle due fate e da loro ad altre fate, finché ogni creatura del Popolo Fatato divenne luminosa al punto che insieme illuminarono a giorno la Sala.
Ariadne fu sul punto di commuoversi. Non aveva mai provato un senso di comunione del genere con il suo Popolo. Ora sentiva in che modo erano tutti legati tra loro. Non si sentiva più fuori posto.
Un grido dal fondo della Sala la distolse da quell’estasi. La rete nera dei Guerrieri dell’Ombra aveva avvinghiato la sfera di luce di Silky e stringeva sempre di più la sua morsa, rischiando di soffocarla.
Il Popolo Fatato accorse seguendo Ariadne. I Guerrieri vennero circondati dalle fate e a contatto con le luci, i loro volti divennero sempre più bianchi, maschere di gesso che si frantumarono e si dissolsero tra gutturali lamenti di dolore e ululati di voci inumane. La luce che ne scaturì filtrò dal soffitto di rami e mise in fuga le Ombre.
Ariadne stava ancora combattendo per liberare Silky dall’infernale rete. La sua lama non riusciva a recidere le maglie nere, né la luce pareva infastidire l’abominevole trappola animata. Sembrava, anzi, essere attratta da essa e nutrirsene.
‘Se è la luce che vuoi, è la luce che avrai’ disse con rabbia Ariadne.
Chiuse gli occhi e concentrò tutte le sue forze sulla sfera interna alimentandola fino a farla crescere a dismisura. Le altre fate realizzarono quanto Ariadne stava facendo. Le presero la mano e nutrirono la sua sfera ancora di più finché la luce della fata-guerriera superò quella della Saggia.
La rete se ne accorse e allentò la presa su Silky per avventarsi su Ariadne che fu però più svelta e schivò l’assalto. Forte delle emozioni del Popolo Fatato, Ariadne mantenne viva la luce e attirò la rete fuori dall’Albero Eterno attraverso i tunnel. Nel buio la rete diventava ancora più affamata e sferrava attacchi disperati alla fata.
Uscirono dall’Albero sfrecciando tra le fronde. La fuga cominciava ad indebolire Ariadne, ma la fata-guerriera si impose di resistere. Il cielo già albeggiava. Sul prato Ariadne riuscì a riconoscere le decine di corpi delle Guardie cadute nella battaglia contro le Ombre. La rabbia la assalì. Niente avrebbe potuto compensare le dolorose perdite di quella notte.
La rete era pericolosamente vicina.
Poi il primo raggio di sole spuntò vigoroso. Ariadne pregò che la sua idea funzionasse mentre la sua luce iniziava ad affievolirsi per lasciare spazio solo a quella solare.
La fata-guerriera scelse con cura il suo momento e, arrestato il suo volo, si lasciò cadere giù.
La rete sembrò volerla seguire, ma la crescente luce del sole ebbe la meglio. Ariadne la vide allontanarsi contro l’orizzonte. Non era riuscita ad abbatterla, ma bramare ulteriore distruzione dopo il luttuoso scenario a cui aveva assistito quella notte era come snaturare la sua appartenenza al Popolo Fatato.
Esausta, tornò all’Albero.
Le guardie sopravvissute allo scontro l’attendevano tra i rami da cui avevano assistito all’inseguimento.
Fu accolta da sguardi di composta approvazione e mani appoggiate sulle spalle a esprimere la vicinanza.
Quella notte avevano perso tutti. A breve avrebbero iniziato a ricomporre i corpi delle fate cadute.
Ariadne si diresse in fretta alla Sala principale. Un capannello di fate nascondeva il punto dove aveva lasciato Silky. Si fece largo tra loro e trovò la sorella sdraiata e accudita da diverse fate-ancella, debitamente attrezzate con ampolline di miele e ciotole di acqua, erbe e fiori essiccati. Ariadne non l’aveva mai vista così pallida. Se le ancelle non fossero state così affaccendate attorno a lei, avrebbe pensato al peggio.
Non si accorse che stava trattenendo il respiro finché non si rilassò vedendo il petto di Silky alzarsi e abbassarsi lentamente. A quel punto si sedette e la fissò, in attesa.
‘Non c’era bisogno di farmi concorrenza, ti avrei ceduto volentieri il mio posto’
Ariadne sgranò gli occhi. Sua sorella aveva ancora la forza di scherzare.
‘A vederti così, direi che puoi tenertelo’ rispose con un sorriso furbesco.

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Seduta su una radice dell’Albero Eterno, Ariadne lucidava la sua lama facendo riflettere la calda luce estiva che filtrava dai rami, circondata da numerose fate-bambine che ridendo giocavano a rincorrere il giocoso riflesso.
Ariadne le guardò e sorrise. I bei momenti non facevano parte solo del passato.


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Non posso che ringraziare Eilthireach per avermi fatto pubblicare sul mio blog il suo bel racconto. Benché il suo stile di scrittura sia molto diverso dal mio è sempre un piacere confrontarsi con altri autori, e questo racconto pieno di delicatezza merita di sicuro di essere letto. Fai sapere con un commento che cosa ne pensi!

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