Seta e acciaio, parte 3


Di seguito la terza parte del racconto fantasy "Seta e acciaio" di Eilthireach. La tensione tra il popolo fatato è ormai alle stelle, mentre gli attacchi dei Guerrieri dell'Ombra sono sempre più vicini al bersaglio. Per Ariadne difendere la sorella Silky è un compito sempre più arduo. Se hai perso la seconda parte prima di proseguire puoi leggerla qui.


Il turno di guardia di Ariadne iniziò a notte fonda.
Diede il cambio a Leran, appostato fuori dalla camera di Silky, teso come un giunco. La Saggia aveva insistito perché tutta la Guardia presidiasse l’Albero per proteggere il Popolo Fatato, lasciando una sola sentinella davanti alla sua porta. Nessuno si era mostrato entusiasta della richiesta, ma dal momento che era inevitabile era stato deciso che quella notte si sarebbero alternati i migliori elementi del corpo di Guardia per garantire la sicurezza di Silky.
‘Tutto tranquillo?’
‘Niente di peloso in giro per il momento’ rispose lui con un sorriso appena accennato.
‘Se non avessero un aspetto così disgustoso, sarebbero delle perfette coperte invernali’ commentò ironica Ariadne.
La guardia scosse la testa e rise. ‘Avevo proposto al Capo di farne un camuffamento per i soldati di guardia, ma l’idea non lo solleticava particolarmente’
‘Quello sì che sarebbe stato un bel diversivo per le nostre divertenti nottate all’aperto’
‘E forse saremmo riusciti a strappare un’espressione diversa alle facce dei tirapiedi dell’Ombra’ concluse Leran portandosi le mani alle guance e tirandole verso il basso per scimmiottare i volti dei Guerrieri del nemico.
Ariadne scoppiò a ridere.
‘Vado a dormire’ si congedò Leran stropicciandosi i sottili occhi grigi.
‘Buon riposo.’
Ariadne si accostò alla porta della camera di Silky: era tutto silenzioso. Si sedette a terra di fronte al corridoio centrale da cui era arrivata e osservò entrambi i corridoi laterali fin dove curvavano per perdersi in tortuosi percorsi all’interno dell’Albero. Le pareti erano lisce e di colore chiaro, la volta arrotondata e decorata con intricati intagli. La morbida luce gettata dalle campanule-lanterna li rendeva ancora più misteriosi.
C’era qualcosa che non andava in quelle pareti.
La zona in ombra in fondo al corridoio di destra appariva più scura e spessa di quanto ci si sarebbe aspettati e l’aria era diventata troppo pesante.
Ariadne ebbe di nuovo la sensazione del filo di pensieri che le sfuggiva.
No, decisamente così non andava. Aggrottò la fronte e cercò di mettere a fuoco la zona d’ombra, ma sembrava impenetrabile allo sguardo. Lentamente appoggiò la schiena alla porta e scivolò dentro richiudendola a chiave dietro di sé.
La stanza non era buia come Ariadne si era aspettata e Silky non era nel suo letto.
Lo smarrimento iniziale fu subito sostituito da una sensazione di sollievo nel vederla accovacciata a mezz’aria in un angolo a destra della porta. Aveva gli occhi chiusi e un’aura ramata la circondava.
Ariadne si grattò nervosamente la nuca e si avvicinò alla sorella. Questa doveva aver percepito la sua presenza, perché iniziò a scendere dolcemente sul pavimento e aprì gli occhi in maniera sospettosa.
La fata-guerriera portò l’indice alla bocca e le fece cenno di seguirla.
Silky si mosse con cautela, come se uscire dal suo stato meditativo e rivestire i panni della creatura terrena richiedesse del tempo. Ariadne le indicò di rimanere alla sua sinistra, mentre il suo braccio destro si armava. Aprì di soppiatto la porta e controllò il corridoio. La zona d’ombra sul lato destro era meno scura di quanto la ricordasse e gli intarsi del legno erano ora riconoscibili nonostante la luce tenue. Ariadne si accertò che anche il corridoio di sinistra fosse libero.
‘Ragni?’ domandò Silky.
L’altra scosse la testa.
‘Non sono sicura di cosa sia, ma non possiamo stare qui. Ora dobbiamo essere veloci e volare fino alla Sala principale’ bisbigliò alla sorella minore, che sgranò gli occhi. ‘Aggrappati a me e non mollare la presa per nessun motivo, chiaro?’
Silky annuì, ma la fiducia nella sorella non bastò a cancellare la paura dal suo volto.
Le mise le braccia al collo e iniziarono a sbattere le ali all’unisono. Imboccarono il corridoio centrale illuminato dalle campanule. Quando il tunnel deviò verso l’alto, il passaggio divenne buio e stretto. Guardando verso l’alto Ariadne poteva vedere la luce del livello superiore. Ma lungo le pareti iniziarono ad aprirsi delle fessure bianche e vive. Erano ormai troppo vicine quando si accorsero che una decina di occhi le attendevano nell’oscurità.
‘Tieniti stretta e abbassa le ali’ gridò Ariadne.
Sollevò il braccio destro trasformandolo in lama e iniziò a roteare su se stessa facendolo stridere contro le pareti attorno a loro. Il rumore si confuse con le grida delle Ombre e il turbinio della loro fuga, che sferzò le due sorelle come uno stormo di corvi.
Atterrarono malamente in un corridoio illuminato. Ariadne era sfinita. Rimasero immobili a terra per parecchi istanti prima di cercare di tornare in piedi. Sicuramente non avrebbero ripreso la fuga in volo; non sarebbero potute andare molto lontano. ‘Stai bene?’
Silky annuì ma aveva ancora il fiatone e non osava ancora alzarsi.
‘Dobbiamo uscire dall’Albero e portarti al riparo’ continuò Ariadne seria.
Silky scosse la testa. ‘Fuori è ancora buio, avremmo le Ombre addosso in men che non si dica. Finché rimaniamo nella luce non possono nuocerci. Dobbiamo difendere il Popolo Fatato, non scappare.’
‘Sono entrati durante l’attacco dei ragni e sono rimasti nascosti nell’Albero durante il giorno. Si nasconderanno ancora per riapparire di notte. Non possiamo sperare che se ne vadano con il sorgere del sole. Sono qui per prendere te e ci terranno sotto assedio finché non ti avranno catturato. Ma se ci nascondiamo, crederanno che hai lasciato l’Albero e potremo tornare tra qualche tempo, quando avranno smesso di tenere d’occhio questo posto’ ribatté Ariadne.
‘Proprio perché non demorderanno dobbiamo rimanere e sconfiggerli una volta per tutte. È l’unico modo per garantire la sicurezza del nostro Popolo. E anche la mia, se questo serve a convincerti.’ Lo sguardo di Silky era deciso così come il tono della sua voce.
Ariadne serrò la mascella e chinò la testa. Era un suicidio pensare di poter combattere qualcosa di così infido e sfuggente sapendo che Silky era nei paraggi e attirava seguaci dell’Ombra come api sul miele. Eppure il suo ragionamento non faceva una piega. Se Madre Natura non voleva vederli sterminati, allora era loro compito rispedire al mittente coloro che minacciavano l’equilibrio di Madre Natura stessa.
‘Raggiungiamo la Sala principale e cerchiamo di tenerci alla luce.’ tagliò corto Ariadne.
L’infantile e allo stesso tempo innocente luce della vittoria che colse negli occhi della sorella minore la fece sorridere di sottecchi.
Si avviarono verso i livelli più alti dell’albero mantenendosi alla luce. Ariadne si trovò costretta a divellere un paio di campanule-lanterna prima di attraversare i corridoi e i tunnel più bui. La loro luce si mantenne viva per breve tempo, ma consentì loro di unirsi al resto del Popolo Fatato, già radunato nella Sala principale. Ariadne non vide nessuno della Guardia, ma udiva i suoni dello scontro che imperversava fuori.
‘Sono tutti fuori a combattere i Guerrieri dell’Ombra’ la informò una delle fate più anziane.
‘Hanno attaccato anche dall’esterno?’ chiese Ariadne.
L’altra impallidì. ‘Cosa vuol dire anche? Sono riusciti ad entrare?’
Ariadne si bloccò, mentre la consapevolezza si faceva strada nella sua mente. L’attacco esterno era solo un diversivo.
Osservò la Sala principale ed ebbe la sensazione che fosse lo scenario ideale per una mattanza di fate: completamente chiusa, il soffitto di rami dell’Albero a creare una fitta rete di intrecci e foglie attraverso cui filtrava la luce della luna e delle stelle nelle notti limpide. Ma questa notte erano le nuvole a farla da padrone.
Li avrebbero sterminati tutti. Silky poteva anche essere il loro obiettivo principale, ma decimare il Popolo Fatato a partire dai più deboli senza interferenza da parte della Guardia era un colpo che l’avrebbe indebolita notevolmente.
Silky sembrò intuire i suoi pensieri perché la guardò sgomenta. Non potevano uscire perché le Ombre col favore della notte li avrebbero presi tutti. Dovevano difendersi e tenere duro il più a lungo possibile.
‘Vieni. Ho bisogno che parli per me. E in toni meno pacifici del solito’ disse Ariadne, e tirò la sorella per il braccio.
Si portarono al centro della sala e il passaggio della Saggia attirò l’attenzione dei presenti che iniziarono ad accalcarsi per avere risposte.
Ariadne dovette faticare per ricondurli all’ordine e come ultima spiaggia decise di frapporre la lama tra Silky e il Popolo.
Tutti gli astanti si ritrassero ammutoliti.
Silky non perse tempo. ‘Popolo dell’Albero Eterno, ascoltatemi: questa notte abbiamo subito un attacco ben più grave di quello dei ragni. È per questo che chiedo ad ognuno di voi di aiutare la Guardia che ci sta difendendo. Le Ombre non sono solo fuori, ma sono riuscite ad entrare nell’Albero Eterno. Il loro scopo è annientarci tutti, partendo da chi, secondo loro, non è armato.’
Ci fu un brusìo agitato che Ariadne si affrettò a mettere a tacere.
‘Essere Guardiani dell’Albero non vuol significa per forza essere in grado di brandire un’arma’ continuò la Saggia ‘ma significa portare la luce di Madre Natura. La luce è l’unica arma che può sconfiggere le Ombre…’
Non riuscì a terminare la sua orazione perché una nuvola di fumo grigio esplose nella Sala.

Continua...

###

Curioso di conoscere il seguito della storia? Non perdere l'appuntamento con la quarta e ultima parte lunedì prossimo. Se vuoi leggere le parole di presentazione dell'autrice sul proprio racconto leggi questo articolo. Non dimenticare di far sapere che cosa pensi di "Seta e acciaio" con un commento!

Commenti

Post popolari in questo blog

I volti della dea: Afrodite

Feste celtiche: Beltane, celebrare la fertilità

I volti della dea: Persefone