Seta e acciaio, parte 2


Ecco la seconda parte del racconto fantasy "Seta e acciaio" di Eilthireach. Un attacco nel cuore della notte destabilizza il Popolo Fatato e riempie Ariadne di dubbi su se stessa. Se hai perso la prima parte prima di proseguire puoi leggerla qui.


Doveva essere passata un’ora o poco più da quando Ariadne si era coricata, perchè il cielo non dava ancora cenno di volersi tingere di rosa. La fata-guerriera si precipitò fuori dalla sua celletta e senza darsi il tempo di pensare si diresse verso il cuore dell’Albero, dove alloggiava Silky, protetta dalle Guardie di turno. Con un certo sollievo si accorse che le grida e il trambusto provenivano da tutt’altra direzione. Decise quindi di tornare indietro, verso i rami alti dell’Albero, e scoprire cosa stava succedendo.
Si ritrovò ben presto davanti ad una situazione del tutto fuori controllo: da una fessura del tronco sciamavano decine di grossi ragni che stavano invadendo la Sala principale del Popolo Fatato. Un attacco massivo, inaspettato ed incredibilmente rapido, che le guardie già accorse non riuscivano ad arginare.
Ariadne prese un profondo respiro, chiuse gli occhi e con un gesto disinvolto lasciò che il metallo prendesse il posto del suo braccio. Soddisfatta e finalmente a suo agio, si precipitò verso la fessura nel tronco, vibrando colpi rapidi sui mostruosi aracnidi.
Raggiungere la breccia non richiese particolare sforzo, ma bloccare la pressante emorragia di invasori era tutta un’altra questione.
‘Ariadne!’
Era il capo della Guardia dell’Albero seguito da altre tre delle sue migliori guardie.
Insieme riuscirono ad uccidere abbastanza ragni da bloccare l’accesso all’Albero Eterno con una pila di cadaveri dalle zampe robuste e pelose.
‘Avranno desistito? ’ chiese una delle guardie in tono incerto.
‘Non ho mai visto un comportamento del genere da parte dei ragni. È come se avessero un obiettivo. Se è così, cercheranno altri modi per entrare’ rispose serio il capo della Guardia.
‘Ma come hanno fatto a creare quel passaggio così in fretta?’
‘Non ne ho la minima idea, ma avremo tempo per pensarci dopo. Adesso occupiamoci di quelli che sono riusciti ad entrare. La sicurezza dell’Albero prima di tutto’ tagliò corto il comandante. Poi si rivolse alla guardia dietro di lui.
‘Leran, rimanda gli uomini ai posti di guardia e assicurati che tutti quelli di riposo siano svegli. Voglio che effettuino continui pattugliamenti lungo tutto il tronco’
‘Sissignore’ annuì il soldato, che spiegò con forza le ali e volò veloce all’esterno.
‘Seguitemi’ continuò il capo della Guardia rivolgendosi agli altri tre ‘andiamo a caccia’.
Perlustrarono tutti i tunnel dell’albero ma dei ragni non c’era traccia.  Scomparsi, veloci come si erano infiltrati. Era inspiegabile come e perché avessero fatto irruzione nell’Albero Eterno, ed era un motivo sufficiente per iniziare a preoccuparsi sul serio per la sicurezza di tutti, a partire da quella della Saggia.
Con le luci dell’alba il Popolo Fatato riprese le sue normali attività e la Guardia dell’Albero poté dedicarsi a rimettere in discussione le proprie difese. Ogni singolo centimetro della corteccia venne ispezionato, ogni fessura sigillata con la resina, la sorveglianza di ogni varco fu rinforzata. Mentre osservava il procedere dei lavori, il Capo della Guardia aggrottò la fronte. Non sarebbe successo una seconda volta.
L’apparizione di Silky al di fuori dall’Albero servì a distendere molto il clima creatosi a causa dell’attacco dei ragni giganti.
Accompagnata da due Guardie di scorta, la giovane fata sembrava ancora più minuta e la sua pelle diafana dava l’idea di essere solo un sottile involucro per qualcosa di completamente slegato dalla vita terrena. Il corpo stesso della fata pareva essere per lei solo un peso, una catena che la obbligava a sottostare alle leggi della gravità contro cui le due piccole ali trasparenti potevano ben poco.
Si fermò ad accarezzare due bambini che le erano corsi incontro, dispensando la consueta contagiosa dolcezza.
Il Popolo Fatato accorse per salutarla ed essere rassicurato.
‘Niente accade per caso, ricordatelo. Madre Natura non vuole vederci sterminati, altrimenti smetterebbe di far fiorire il prato, di nutrirci o di nutrire il nostro Albero. I ragni sono creature di Madre Natura e se ci attaccano, dobbiamo capire perché, così da riportare l’equilibrio’ spiegava Silky seduta sul prato, circondata da decine di fate che la ascoltavano in religioso silenzio.
Ariadne attese che ognuno tornasse alle proprie occupazioni per concedersi la sua parte di grazia.
Quando la vide avvicinarsi, Silky le regalò uno splendido sorriso.
I lunghi capelli neri incorniciavano un viso giovane e al tempo stesso uno sguardo senza età.
Si abbracciarono e si sedettero su una delle radici dell’Albero a parlare, mentre la scorta rimaneva di guardia, osservando i movimenti tra l’erba alta e i cespugli.
‘Riesci ad ammaliare il Popolo anche nei momenti di panico generale’ scherzò Ariadne.
‘Sono spaventati, è normale. Sono consapevoli di quanto sia piccolo e fragile il nostro mondo. Ma la paura fa spesso brutti scherzi, ci impedisce di vedere la rete che Madre Natura intesse ogni giorno’ replicò pensierosa Silky.
‘Vorrei avere la tua capacità di vedere l’opera di Madre Natura dove i miei occhi vedono solo mostri da abbattere o nemici del Popolo Fatato da cui difendersi’ fu il commento amaro di Ariadne. In silenzio il suo braccio si era di nuovo trasformato in lama.
‘Non sono i nemici ad affliggerti però, vero? ’
Ariadne non rispose subito. I suoi occhi dorati erano persi nel vuoto, come alla ricerca di un filo di pensieri passato velocemente e sfuggitole prima che lei riuscisse ad afferrarlo.
Il tocco lieve di Silky la scosse da quella trance.
‘Ariadne? ‘
La sua mano bianca sul braccio abbronzato di Ariadne riportò la fata-guerriera alla loro conversazione.
‘No, non sono quelli a preoccuparmi, no. Credo di essere sufficientemente equipaggiata da non dovermi spaventare alla vista di uno di quegli esseri disgustosi’ concluse abbassando la testa e ridendo per sdrammatizzare.
Ma a Silky la risposta evidentemente non bastava, perché continuò a fissare la sorella con aria di confidenza finché questa non prese coraggio e smise di nascondersi dietro la cortina di capelli castani.
‘Penso spesso di non essere all’altezza della mia condizione di sorella della Saggia dell’Albero Eterno’ confessò infine.
Silky fissò la lama con sguardo interrogativo.
‘No, non credo che sia per questa. Almeno credo’ si affrettò a precisare Ariadne.
‘Io non vedo alcun fondamento per questo tuo genere di pensieri’ sentenziò la Saggia sorridendo.
‘Silky, guardami: sono tutto fuorché una fata. A malapena sono stata accettata di nuovo dagli altri e sospetto neanche tanto per merito mio. Non sono in grado di avere la visione del mondo che hai tu e di conseguenza il resto del Popolo Fatato. Non sono meglio dei Guerrieri dell’Ombra’ sbottò Ariadne.
Silky rabbrividì. ‘I Guerrieri dell’Ombra sono assassini senza alcun rispetto per il creato di Madre Natura. Non puoi paragonarti a loro’ disse con voce grave.
‘Uccidono come uccido io. Senza pensare. Quei ragni non avrebbero avuto una fine molto diversa se fossero entrati nel Covo dell’Ombra’
‘Tu non sei come loro. Tu sai di cosa sei parte e agisci per proteggere, non per distruggere. Essere una fata vuol dire anche questo. Pensi che io sarei in grado di assolvere a questo compito? Non sarei in grado di difendere me stessa. Sono incompleta, tanto quanto ti senti tu. Ma Madre Natura ha creato entrambe ed ognuna di noi serve a portare avanti il Suo progetto in maniera diversa. Le creature di Madre Natura non sono solo i fiori e gli alberi, ma anche le Sue tempeste e i suoi fulmini. Tu sei una delle sue forze’
Ariadne rimase in silenzio. Come al solito sua sorella vedeva le cose da punti di vista che lei non aveva mai considerato. Ma, per quanto avesse cercato di argomentare la sua tesi, alla fine aveva nuovamente dimostrato che la visione di Ariadne di se stessa non era poi così infondata: non vedeva le cose come le altre fate.
Sorrise pensando all’ironia della cosa. Ma osservando la sorellina dovette ammettere a se stessa che su un punto aveva ragione: non era in grado di difendersi.
‘Ti va di giocare al taglio al volo delle bacche? ’
La proposta di Silky giunse del tutto inaspettata.
Ariadne scoppiò a ridere. ‘Coraggio, vediamo se almeno sei capace di sollevarle’ rispose scherzando.

Il turno di guardia di Ariadne iniziò a notte fonda.

Continua...

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Curioso di conoscere il resto della storia? Non perdere l'appuntamento con la terza parte lunedì prossimo. Se vuoi leggere le parole di presentazione dell'autrice sul proprio racconto leggi questo articolo. Non dimenticare di farle sapere che cosa pensi di "Seta e acciaio" con un commento!

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