Seta e acciaio, parte 1

Pubblico con molto piacere la prima parte del racconto fantasy "Seta e acciaio" di Eilthireach. Oggi conosceremo le fate sorelle Ariadne e Silky, il loro carattere e il loro passato. Non mancare di far sapere all'autrice che cosa ne pensi con un commento!

L’odore del cuoio era rassicurante.
Nelle fredde notti in cui era di guardia Ariadne sentiva che la presenza di quel materiale attorno ai polsi, alle gambe, nelle finiture della sua piccola e leggera armatura e delle sue armi era calda e confortevole. Era una sensazione che l’esile fata-guerriera adorava.
Nascosta tra le spaccature della corteccia dell’Albero Eterno, osservò le nuvolette create dal suo respiro dissolversi contro il chiarore della luna.
Era una notte tranquilla e fin troppo luminosa per far presagire un attacco dei guerrieri dell’Ombra.
Ariadne frugò nella sacca alla ricerca dell’ampollina di miele che portava con sè durante i turni di guardia.
Era piacevolmente dolce e aromatico e faceva tornare alla mente ricordi di piccoli rituali serali, quando lei e sua sorella Silky si accoccolavano nello stesso letto dopo aver giocato tutto il giorno sul prato ai piedi di quello stesso Albero e bevuto la bevanda della buonanotte fatta con il miele delle api che lo avevano colonizzato.
Sembrava passata un’eternità.
Ariadne si chiese se sua sorella stesse dormendo tranquilla.
Ora che Silky era la Saggia dell’Albero avevano poche occasioni per vedersi, e la maggior parte di esse erano formali.
Era un pensiero malinconico, ma sapere che al distacco si accompagnava il compito di proteggerla lo rendeva più sopportabile. Per Ariadne avere un ruolo attivo nella salvaguardia della sicurezza della sorella era il modo migliore per esprimere la sua gratitudine per quanto Silky aveva fatto per lei negli anni.
Ariadne ricordava ancora perfettamente la strana sensazione del suo braccio destro mentre iniziava a liquefarsi per poi solidificarsi nuovamente in una lucente lama di acciaio: una parte del suo corpo che all’improvviso era diventata estranea e letale.
Eppure, quando era successo, lei aveva provato un senso di liberazione, come se quella lama fosse stata costretta per anni alla scomoda forma di braccio umano e riuscisse finalmente ad affermarsi.
Uscita da quell’attimo di bizzarra estasi, aveva subito realizzato le implicazioni di una mutazione simile. Lo sguardo atterrito delle fate che avevano assistito all’involontario spettacolo era stato la conferma che il cambiamento non avrebbe riguardato solo il suo corpo, ma la sua vita intera.
Ci erano voluti anni di esercizio per prendere dimestichezza con questa nuova parte di sé e scoprire che poteva mutare il braccio in lama e viceversa a piacimento, se si concentrava.
La pazienza e la dedizione del capo della Guardia dell’Albero, a cui era stato affidato il compito di insegnarle l’uso e soprattutto il controllo di quell’inusuale braccio, avevano portato a risultati insperati per una giovane fatina con un’arma come mano. La scelta di unirsi alla Guardia dell’Albero era stata perciò naturale e forse anche l’unica che poteva portare alla reintegrazione di Ariadne nel Popolo Fatato, ancora spaventato dal rischio che quella mutazione involontaria poteva rappresentare.
Silky era stata l’unica a non provare paura per quella deformità che appariva e spariva in continuazione. Le era stata vicino e non aveva ascoltato chi (per il suo bene, dicevano) le intimava di tenersi alla larga dalla sorella maggiore.
Grazie a Silky, Ariadne aveva imparato a non sentirsi in colpa per quanto le stava accadendo e per la sensazione piacevole che provava quando il suo braccio si trasformava in uno strumento di morte. La sorellina osservava la lama con meraviglia, sfoderando un ampio sorriso quando le sue piccole dita scivolavano sulla superficie liscia e lucente. Aveva persino inventato dei giochi da poter fare insieme quando sgattaiolavano fuori dall’Albero Eterno per rifugiarsi in qualche angolo del bosco dove Ariadne potesse sentirsi libera di trasformarsi.
Il suo preferito era lanciare piccole bacche alla sorella maggiore, che le tagliava a metà al volo. Per Ariadne si trattava di un piacevole esercizio. Col passare del tempo i tagli erano sempre più netti e precisi e questo migliorava notevolmente l’umore della piccola fata-guerriera.
Nonostante fosse stato il periodo più difficile della sua giovane vita, Ariadne ricordava quei momenti con la sorellina come i più belli che avesse mai vissuto.
Nella mente di Ariadne la delicata Silky rappresentava la personificazione di tutte quelle qualità che ci si sarebbe dovuti aspettare anche da lei, in quanto fata: leggiadra, paziente, mite e capace di trasmettere un calore e una vicinanza che avrebbero guarito qualsiasi anima tormentata. Era come se mente e cuore venissero accarezzati dalla seta.
E poi Silky era saggia.
Nonostante la sua giovane età dimostrava un’anima quasi secolare, come se tutta la saggezza del mondo si fosse concentrata lì, dietro due morbidi occhi color cioccolato e un sorriso dolce e gentile.
Non c’era da meravigliarsi che fosse stata scelta dall’anziana Saggia per succederle, nè che i guerrieri dell’Ombra l’avessero presa di mira.
Ariadne scosse la testa e si congedò dai suoi ricordi. Il turno non era ancora finito.
Cercò con lo sguardo le altre guardie nascoste dietro le fenditure degli alberi vicini.
Potevano sembrare innocue, con i corpi snelli e delicati e le lunghe ali setose, ma Ariadne aveva imparato presto quanto fossero veloci, affidabili e letali in battaglia. E lei era una di loro.
Dalle altre guardie giunsero cenni rassicuranti. Era tutto tranquillo.
Poche ore prima dell’alba fu il capo della Guardia dell’Albero a darle il cambio.
‘Riposati, bambina’ le augurò in tono bonario.
Ariadne seguì volentieri il suggerimento.


Fu un gran trambusto e gli strilli di una delle fate-ancella a risvegliarla.




Continua...

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Curioso di conoscere il resto della storia? Non perdere l'appuntamento con la seconda parte lunedì prossimo. Se vuoi leggere le parole di presentazione dell'autrice sul proprio racconto leggi questo articolo.

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