Animali magici e dove trovarli: i gatti e le streghe

Da quando le streghe hanno cominciato a esistere nel nostro immaginario sono state sempre accompagnate da un alleato imprescindibile: il gatto, meglio se nero. Ma da dove trae origine l'associazione tra questi felini e la stregoneria?


Ancora oggi molte superstizioni sono legate alla figura del gatto; basti pensare alla credenza popolare per cui un gatto nero che attraversa la strada porta sfortuna. Inoltre, il gatto fa pensare quasi immediatamente alle streghe.
Il gatto è un animale notturno e in quanto tale associato all'elemento femminile fin dai tempi antichi. Questo ne ha fatto anche l'animale magico per eccellenza. In Egitto era molto rispettato e venerato come sacro alla dea Bastet, che del gatto aveva anche le sembianze.
La dea norrena Freyja, tra le altre cose esperta nelle arti magiche, viaggiava su un carro trainato da due gatti alati per recarsi in tutti i mondi in cui vi fossero l'amore e la vita. Tutti i contadini che nutrivano con il latte i gatti randagi ricevevano la benedizione di Freyja, mentre si credeva che questi felini influenzassero le condizioni atmosferiche e propiziassero le nozze.
In Grecia i gatti erano sacri ad Artemide (che in età ellenistica, in un processo di sincretismo, venne non a caso identificata con l'egizia Bastet). Questa dea lunare aveva la facoltà di trasformarsi in gatto a piacimento. Non bisogna dimenticare che proprio Artemide era uno degli aspetti della triplice dea madre, in particolare nella sua manifestazione di vergine e fanciulla. Una delle più famose streghe della grecità, Medea, nei suoi incantesimi si rivolge spesso alla dea Artemide.
Il corrispettivo latino di Artemide, la dea Diana, era a sua volta la protettrice dei gatti, nonché della magia e delle streghe.
Anche nel mondo celtico il gatto era legato alla luna, alla profezia e alla terra come madre terribile. Sono tramandate diverse leggende che parlano del gatto come di un guardiano di tesori ed è probabile che nell'antica Irlanda gli si tributassero dei culti. Ci sono anche tracce del culto di una dea dalle sembianze di gatta di nome Palug, forse una manifestazione della dea Cerridwen. Questa dea è stata ripresa dal ciclo arturiano nella forma del mostro Chapalu (il cui nome deriva proprio da "gatto Palug").  Un personaggio del folklore germanico è lo spirito-gatto del raccolto.
Fin dalle più antiche civiltà che hanno contribuito a creare il nostro patrimonio culturale, dunque, il gatto appare in più modi associato all'elemento femminile e, in particolare, a quelle dee perlopiù lunari con attributi magici.
Con l'avvento del Medioevo la cultura popolare si trovò a fare i conti con il duplice aspetto del gatto. Da una parte era considerato un animale utile, a suo modo indispensabile, perché dava la caccia ai topi. D'altra parte il suo legame atavico con il mondo della magia non era visto di buon occhio in una società improntata alla teologia. Per tutto il Medioevo, il gatto venne associato a Satana: tra le altre cose, il gatto nero era la forma che usava il diavolo per scendere sulla terra. Gruppi eretici come i catari e i valdesi erano accusati di adorare i gatti, e come loro i Templari.
Nel 1233 per la prima volta la bolla papale Vox in Roma, emanata da Papa Gregorio IX condanna ufficialmente i gatti come manifestazione di Satana. Qualche secolo più tardi, nel 1484, papa Innocenzo VIII emanò un'altra bolla in cui il gatto era qualificato come animale preferito del diavolo e idolo di tutte le streghe.
Non bisogna dimenticare che per l'uomo medievale gli animali erano considerati come creati da Dio per essere al servizio degli uomini. Pertanto il gatto, con la sua indole indipendente, sfuggiva a questo schema, proprio come le streghe sono sempre sfuggite ai dettami della società. Ma mentre altre culture più antiche rispettavano la magia, l'Europa medievale bollava ogni manifestazione soprannaturale che non provenisse da Dio come diabolica.
Le cose andavano diversamente nel mondo islamico. Alcuni racconti riferiscono che lo stesso profeta Maometto amava i gatti; il suo aspetto di animale attento alla pulizia era molto apprezzato e riconosciuto come un elemento distintivo.

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