Le città perdute: La leggenda di Ys

In questi giorni sono piuttosto impegnata con il festival di cultura celtica Busto Folk (come racconto in questo post), organizzato dalla scuola di danze irlandesi Gens d'Ys, di cui anche io sono socia. Ho fatto qualche ricerca sulla storia a cui la scuola deve il proprio nome e, tra libri e siti internet, ne è venuta fuori una leggenda straordinaria che penso meriti di essere raccontata: la Leggenda di Ys.


Su una cosa tutte le versioni concordano: Ys fu una città costruita sotto il livello del mare al largo delle coste della Bretagna, legata in modo inesorabile al destino di una giovane donna di nome Dahut o Ahès. Ma come, perché e da chi la città fu costruita è una questione dibattuta, almeno quanto le ragioni della sua scomparsa e la natura del legame con Dahut.

La tradizione cristiana vuole che, attorno al V secolo d.C., la figlia di re Gradlon di Cornovaglia, Dahut, fosse una strega dedita a piaceri perversi, fuggita nell'isola di Ys per fondare una città dove dedicarsi alla propria lascivia e alla magia senza interferenze. Ella temeva soprattutto l'influenza del vescovo San Corentin, amico del padre.
Ma un giorno un bellissimo giovane straniero vestito di rosso giunse a Ys per corteggiarla, senza che lei si accorgesse che si trattava in realtà del demonio. Egli coinvolse Dahut in una danza sfrenata e le sottrasse le chiavi delle dighe che la ragazza portava sempre al collo. Così aprì le dighe che proteggevano la città dalle acque circostanti e fece riversare il mare sulla città, causandone la rovina.
Gradlon, avvisato in tempo dal vescovo San Corentin, montò sul suo magico cavallo Morvarc'h e fuggì. La figlia tentò di aggrapparsi alla cavalcatura del padre, ma così la rese troppo pesante e costrinse Gradlon a lasciarla cadere per mettersi in salvo.
Qualcuno pensa che la giovane donna abbia avuto salva la vita trasformandosi in una sirena, capace di incantare i marinai con la dolcezza del proprio canto.

Ma questa è solo la versione cristiana di questi fatti leggendari. Un'altra tradizione, ripulita dall'interpretazione ecclesiastica, vuole che Ys esistesse ben prima della nascita di re Gradlon e di sua figlia Dahut, e la pone sotto l'insegna dell'amore infelice.
Ys fu l'offerta d'amore di un romano di nome Lucius per sedurre dama Galeann, una fata proveniente dall'isola di Sein. Lucius esaurì tutta la propria fortuna e consumò diversi anni per costruire una città bianca in mezzo al mare, dove si celebravano grandi feste e veniva adorata la grande Dea in cui credeva dama Galeann. La fata era a sua volta innamorata di Lucius, e per un certo tempo tutto sembrò funzionare. Ma, un giorno, Lucius annegò, e la sua amata precipitò in una follia che spinse tutti gli abitanti ad abbandonare Ys. La folle fata Galeann restò sola incontrastata padrona di una città deserta.
Deserta finché Dahut, la figlia del capo di un clan di Pitti dotata di abilità druidiche, non vi condusse il suo popolo, richiamata dalla disperazione di Galeann. Appena giunta, la fanciulla uccise la fata, ormai ridotta a un essere mostruoso, e seppellì il suo corpo in un sarcofago al centro di Ys.
La città tornò ad essere abitata, sotto il saggio governo di Dahut. Ma la sua prosperità attirò le attenzioni di Roma e del clero cristiano sempre più potente. Vi giunse fratello Gwenole allo scopo di convertire Ys a cristianesimo. Ma Dahut era fedele alla grande Dea e alla religione celtica e non volle neanche incontrare fratello Gwenole.
Gwenole, allora, tentò di raggiungere il suo intento per vie traverse, e trovò una breccia in Bran. Egli era un amico d'infanzia di Dahut e provava per lei un amore destinato a non essere mai corrisposto. Facendo leva sul dolore di Bran, Gwenole convinse il giovane che Dahut fosse una strega dissoluta che aveva gettato su di lui un incantesimo. Nell'ombra e nel silenzio, l'odio di Bran metteva radici e cresceva.
Una mattina si presentò a Ys un principe mascherato che sfidò Dahut in combattimento per ottenere la sua mano. La giovane donna, mai sconfitta da un uomo prima di allora, vacillò quando le parve di vedere il principe sconosciuto trasformarsi in Cernunnos, il dio cervo. Il principe sfruttò il momento a suo vantaggio e vinse il combattimento, ottenendo così la mano di Dahut.
Accecato dalla rabbia al pensiero che la donna che amava stesse per andare in sposa a un altro e sobillato dalle parole di fratello Gwenole, Bran raggiunse il sarcofago di dama Galeann al centro di Ys e lo scoperchiò.
Fata Galeann, risvegliata dal sonno della morte, scatenò una tempesta su Ys, il suo mare di lacrime per l'amante per sempre perduto. Un'onda di odio si abbatté sulla città e la fece sprofondare per sempre in fondo al mare. Solo re Gradlon e fratello Gwenole riuscirono a salvarsi a dorso di Morvarc'h e a riparare in Bretagna. Con Ys sprofondarono Dahut e il principe suo marito, Grande Dea e Dio Cornuto perduti insieme alla civiltà che li venerava.

Quale che sia l'interpretazione che preferiamo dare alle vicende mitiche, ancora oggi i pescatori della baia di Douarnenez narrano che, quando il mare è tranquillo, si possono vedere le rovine della città di Ys in fondo al mare.

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