Recensioni pericolose speciale estate: Volevo essere una gatta morta

Buongiorno a tutti!
Oggi parlerò di un libro leggero, l'ideale da portare sotto l'ombrellone per svagare un po' i pensieri: "Volevo essere una gatta morta" di Chiara Moscardelli, riedito quest'anno per i tipi di Giunti.
Io l'ho comprato per caso. In libreria ero già alla cassa per pagarne un altro quando l'ho visto; la cassiera tardava ad arrivare e io ho cominciato a sfogliarlo. L'ho aperto a caso, ho letto, mi è venuto da ridere e ho deciso che sarebbe subito diventato mio.
Si tratta di un romanzo comico, molto breve, dedicato a quella parte di mondo femminile che si sente sempre goffa e fuori posto. Con un piglio autoironico all'inverosimile, la narratrice ripercorre tutte le sue disavventure, per lo più amorose, ma non solo, dalla nascita fino ai trent'anni inoltrati. A farle da coro in questa tragicommedia c'è un gruppo di amici improbabili, tra nerd, radical-chic e ipocondriaci. Ma è proprio grazie a loro che Chiara capirà che, forse, l'inseguimento matto e disperatissimo dell'uomo sbagliato non è tutto nella vita.
Ogni tanto è bello imparare a ridere delle proprie disgrazie. "Volevo nascere gatta morta" non ha altra pretesa che questa: far ridere di ciò che di solito fa piangere. Veloce, adatto alla spiaggia, non passa pagina senza che ti strappi la risata, con un sorriso fa cancellare tutte le lacrime che ci siamo versate addosso. Senza contare che la protagonista è così sfortunata che chiunque legga questo romanzo non potrà fare a meno di considerarsi, al confronto, fortunatissimo. In fondo, a quante è capitato di essere lasciate dopo sole ventiquattro ore, e per di più da un ragazzo con cui non sapevano di stare insieme?
Questa sorta di diario sentimentale si presenta come una collezione di sventure e figuracce tali da far impallidire il Paperino dei tempi d'oro.
Consigliato a chiunque sia stufo di piangersi addosso e abbia voglia di reimparare a ridere di sé. Perché indulgere all'autocompassione non porta mai a niente; al contrario, fa dimenticare le cose belle che abbiamo già. Cose belle che possono essere un gruppo di amici, un'avventura all'estero da affrontare, o anche solo un libretto leggero per ridere un po'. Mai sottovalutare i piccoli sorrisi di ogni giorno.

Commenti

Post popolari in questo blog

I volti della dea: Persefone

Un volto per la musa

Feste celtiche: Beltane, celebrare la fertilità