Il sussurrante

Capita a tutti di non riuscire a dormire. Il caldo? Le zanzare? No. Quando il sonno non arriva il suo posto è preso da uno dei tanti mostri che frugano la notte alla ricerca di prede; un mostro più vero di quello che sembra e che tutti quanti, prima o poi, dobbiamo incontrare per forza...

Poi fa buio e arriva lui.
Puntuale, tutte le sere. Aspetta che la luce accanto al letto sia spenta e lei cominci a rigirarsi nel letto alla ricerca della posizione, quella comoda per dormire. La sua presenza la sfiora con dita di gelo. È un peso inconsistente sul materasso, tutt’uno col nero intorno.
“Hai sentito quello che è successo oggi in università quella persona non meritava un voto tanto alto sono ignoranti e bugiardi e non gliene va male una come farai sono tanti sono troppi ti seppelliranno nell’anonimato non emergerai mai in mezzo a tutta questa gente...”
Lei si rigira. Fa il gesto di scacciare una zanzara, ma quella continua a ronzarle intorno. Si sente il suo verso acuto. Uguale alla voce che le parla. Lei si mette le cuffie nelle orecchie e fa partire la musica sul cellulare. Lo schermo le illumina la faccia di riflessi bluastri. Il buio intorno è ancora più buio.
“E lui lo hai visto oggi tutto tronfio con quella balena cornuta ci sta ancora insieme hai visto tante promesse tante discorsi sei la mia metà e poi mica l’ha lasciata ti ha usata finché gli faceva comodo e poi ti ha piantata in asso non gli interessa di nessuno tanto meno di quella stupida cicciona che però gli fa comodo chissà cosa le ha raccontato per coprire le sue porcherie si sarà inventato che eri tu a sbavargli dietro quel maiale bugiardo...”
La sua voce è perfino negli accordi della chitarra dei Radiohead, martella anche più forte. Tanto vale spegnere tutto. La prima volta che è arrivato lei ha provato a lungo con questa cosa della musica, è passata dai Red Hot Chili Peppers per rallegrarsi a Enya nella speranza di addormentarsi, ma niente. Adesso lo sa e non insiste neanche più, se con la prima canzone non si addormenta lascia stare.
“Dovresti fare anche tu come lui ti ricordi che l’aveva detto l’amore non conta niente devi solo trovare una persona che ti vada bene e barcamenarti per starci insieme per tutta la vita così sei a posto cosa te ne frega se non la ami l’amore è una parola puoi dirla a chi ti pare dopo un po’ se l’hai detto in giro abbastanza ti abitui ti convinci che sia vero sei scema tu che di tutte le persone non te ne fai andare bene neanche una che cosa stai aspettando il vero amore ma quest’anno ne fai ventiquattro e dovresti essere un po’ cresciuta per queste cose la solitudine la solitudine la solitudine ti deve far paura più di tutto il resto...”
Lei allunga la mano fuori dal letto. Attraversa la sua presenza opaca, ghiacciata, ma lui non si scompone. Non se ne accorge neanche. Prende la bottiglia dell’acqua sul mobile e manda giù un gran sorso. Fiotti dentro la gola.
“Guarda anche quegli amici tu vali di più e per questo ti hanno tradita hanno paura non accettano la tua superiorità forse non sono nemmeno capaci di vederla limitati come sono ma anche tu dovevi immaginarlo fin dalla prima volta che li hai visti dovevi pensare che non valevano niente e lasciarli perdere tutto di guadagnato a stare senza di loro ma la prossima volta abbi il buon gusto di non restarci male almeno...”
Fa caldo. I capelli si appiccicano alla fronte. La zanzara deve aver trovato del buon sangue da bere perché adesso un polso comincia a prudere.
“I tuoi sogni te li stanno portando tutti via gli altri le persone se non ti affretti a lottare contro di loro non ti resterà niente più niente la scrittura quanta gente c’è che pubblica e non vale niente mettono in fila due parole in croce con periodi mai più lunghi di mezza riga ma siccome è la storia del grande amore tormentato tra lei che è figa ma non lo sa e lui che è maledetto ma bravo ragazzo allora lo comprano tutti...”
Nell’altra stanza il gatto miagola. Il suo sussurro è anche il miagolio del gatto, sempre più forte e insistente, pretenzioso come solo un grasso gatto domestico può essere.
“Devi dimostrare che sei meglio di tutti loro, devi apparire sempre più bella più brava più intelligente più brillante più impegnata cosa te ne importa se non è questo che vuoi si torna al discorso di prima dopo un po’ ti ci abitui e ti convinci davvero che questo tu sei ti ricordi c’è anche il detto indiano questo tu sei vedi come sei brava hai studiato anche letteratura indiana quante ragazze alla tua età conoscono la letteratura indiana devi dimostrare che non sei mediocre non sei come gli altri che paura questi altri che solitudine contro tutti questi altri come farai devi pensare un modo per vincere la guerra...”
Un sospiro. L’aria entra fresca nei polmoni ed esce più calda dalle narici.
Lei porta una mano al petto. Si alza e si abbassa regolare.
Sente che si avvicina lui, il Sussurrante. La sua lingua fretta le sguscia vicino alle orecchie. La sua è la voce del silenzio e non c’è modo di farla tacere, perché è fatta dell’eco di tutte le cose sentite, viste e toccate. E l’eco si propaga da sola. Un’eco di dentro, che lei sente anche quando si tappa le orecchie con tutte le sue forze.
Stavolta, però, lei si gira sul fianco. Lui è qui accanto, sul cuscino, così vicino che se si potesse vedere e avesse una pelle e degli occhi lei gli vedrebbe i pori della pelle e i peli sul viso e i riflessi dentro l’iride. Ma il Sussurrante non si vede, e lei si limita a guardarlo e a sapere di stare a guardarlo.
Lui sta per ricominciare a sussurrare, questa volta insieme ai tuoni del temporale estivo che si prepara e al vento che fischia.
Lei è più veloce. Se il Sussurrante avesse una mano da sfiorare gliela sfiorerebbe, come fa lui tutte le volte che si avvicina. E gli parla. Piano, come fa lui. Un sussurro, che però non è fatto di altre cose ma solo della voce di lei, vera. Un po’ arrochita di stanchezza, ma comunque l’unica sua.
“Zitto.”

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