Recensioni (doppiamente) pericolose: Il mentore & Sindrome

Buongiorno a tutti!
Dopo la prolungata assenza di queste settimane ho intenzione di farmi perdonare con una recensione... doppia.
I romanzi di cui parlerò oggi sono "Il mentore" e "Sindrome" di Rita Carla Francesca Monticelli, pubblicati da lei medesima su tutti i principali store online.
Non mi capita spesso di leggere romanzi in digitale; è strana l'idea di possedere interi mondi narrativi all'interno del mio smartphone, e fino a poco tempo fa sono sempre rimasta legata a un approccio più tradizionalista alla lettura.
Ma all'inizio di maggio di quest'anno ho avuto modo di incontrare proprio Rita Carla Francesca Monticelli durante un ciclo di seminari da lei tenuto all'interno della mia università. Mi ha fatto scoprire un universo che non immaginavo legato al mondo degli ebook e del self-publishing. Un universo fatto di risorse e opportunità, tanto che il suo thriller "Il mentore" è riuscito a diventare un bestseller internazionale su Amazon.
Sono stata così incuriosita che non ho potuto fare a meno di leggere questi due romanzi dedicati alle indagini del detective Eric Shaw.
Per quanto riguarda "Il mentore", la trama è semplice ma congegnata alla perfezione. Si tratta quasi di un anti-giallo alla Dürrenmatt, il cui scopo non è tanto offrire al lettore la sicurezza di un male che è perfettamente riconoscibile e alla fine va in prigione, quanto piuttosto porre un problema morale. E il problema morale, qui, è uno dei più antichi, ma sempre attuale: fino a che punto il fine giustifica i mezzi?
Questo romanzo è un gioco di equilibri e allusioni ingannevoli. Gioca sugli schemi preconcetti che ci vengono dalla lettura dei gialli tradizionali e li sovverte con eleganza.
Bastano pochi ingredienti per una trama dal meccanismo perfetto: tre personaggi ambigui e una penna capace di tacere al momento giusto. Il detective Eric Shaw, la sua figliastra Miriam e la bella Adele sono i tre ingranaggi che fanno funzionare il meccanismo. E il lettore si ritrova, di volta in volta, a sapere di più o di meno dei personaggi. Ora un flashback, ora qualcosa passato sotto silenzio, ora un'allusione a cui non si può fare a meno di pensare... Il risultato è un finale che sorprende e insieme coinvolge, e nel dare risposte pone domande ancora più grandi.
"Sindrome" è il secondo capitolo di questa serie. Più lungo del precedente, presenta spunti inquietanti e interessanti, come il caso di una donna affetta da sindrome di Münchhausen per procura, con l'ormai consueto effetto speciale del colpo di scena sull'identità della stessa. I meccanismi, qui, si fanno più complessi. Un po' dell'equilibrio perfetto e cristallino del primo romanzo viene sacrificato in nome di una trama con più congegni. Anche i toni si sono incupiti maggiormente.
L'aspetto più interessante riguarda i rapporti tra il detective Shaw e la giovane Adele, agente della scientifica, e i risvolti morali che vi sono sottesi. Esiste uno scenario in cui uccidere possa essere considerato giusto?
Molti interrogativi restano aperti alla fine di questo "Sindrome". Il finale, così poco conclusivo, lascia spazio a un futuro terzo capitolo della serie in cui tirare le fila di ciò che finora è rimasto in sospeso.

Consigliato a chi voglia esplorare nuove frontiere del thriller.

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