Recensioni pericolose: La ragazza del treno

La recensione di oggi riguarda un libro di cui tutti hanno sentito parlare: il caso letterario dell'estate scorsa. "La ragazza del treno", di Paula Hawkins, edito in Italia da Piemme. Io lo lessi con qualche mese di ritardo, ma, a prova del suo perdurante successo, lo comprai la vigilia di Natale in un Autogrill sul passo della Cisa.
La scelta ricadde su di lui perché ne avevo sentito molto parlare e, nonostante il titolo non mi piacesse più di tanto, mi sembrava quel genere di caso letterario supportato da vera sostanza.

Tra queste pagine il lettore scorre come acqua attraverso una rete. Sullo scenario di una Londra periferica si alternano le voci di tre narratori (o meglio, narratrici) inattendibili, con netta predominanza di Rachel, la protagonista. Fin dall'inizio sono più le informazioni taciute che quelle raccontate. Nella prima pagina Rachel è una ragazza triste che guarda da un treno. Poi un'ubriacona, e solo con la fine del primo capitolo abbiamo il quadro di un'ubriacona triste che guarda da un treno la sua idea di coppia perfetta, due giovani vicini di casa del suo ex-marito.
La seconda a prendere voce è Megan, la sposina perfetta che Rachel vede dal treno; in realtà, giovane dal passato turbolento e dal carattere irrequieto, la cui scomparsa innesca l'impianto giallistico del romanzo.
Infine c'è Anna, la nuova moglie dell'ex-marito di Rachel, neomamma davvero persuasa di vivere la vita matrimoniale perfetta.
Ma quando torna a galla ciò che silenzi e vuoti di memoria avevano nascosto cambiano anche i personaggi (o meglio, cambiano ai nostri occhi: le tre donne e gli uomini che ruotano loro attorno sono sempre stati così). E scopriamo una Rachel più affidabile e determinata di quello che sembrava, vittima più del marito che di se stessa. Megan non è una ragazza frivola, ma una donna che soffre per perdite irreparabili e cerca autenticità. Anna lotta con tutte le proprie forze per difendere l'illusione in cui vive, ma perfino lei trova difficile non vedere le crepe che minano questo castello di menzogne.
Tre donne legate, loro malgrado, dalla paura e dal sospetto verso gli uomini che le circondano e da cui sono costrette a elemosinare amore. Ognuna avrebbe potuto comportarsi come una qualsiasi delle altre, se solo si fosse trovata nella situazione.
Per tutte le trecento pagine la verità scivola attraverso i silenzi delle tre narratrici. E quella che, raccontata altrimenti, rischierebbe di essere una storia banale (quella di un bugiardo traditore cronico che non sopporta di essere messo di fronte alle proprie responsabilità) diventa un intreccio con colpi di scena che stringono alla gola e tolgono il fiato.
Molto bene il ritmo, molto bene i personaggi, dunque, Ma l'aspetto migliore del romanzo, probabilmente, è vedere la meschinità di un uomo bugiardo offerta in formato bestseller internazionale.

Buona lettura!

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