Recensioni pericolose: La femmina nuda

Buongiorno a tutti!
Oggi vorrei recensire un romanzo che ho da poco terminato e che mi ha colpito a fondo.
Si tratta di "La femmina nuda", di Elena Stancarelli, edito dalla nuovissima casa editrice indipendente sorta dalle ceneri della Bompiani, La nave di Teseo.
Le pagine hanno un odore pungente ma non banale. La copertina è ampia, pulita, bella da toccare. Ho trovato questo libro per caso in libreria mentre mi aggiravo alla ricerca di nulla in particolare e mi ha colpito per la frase stampata sul retro.

Questa tenerezza che possono ispirare i corpi è una cosa che ho sempre sentito anche io. Ovvio, allora, che mi sia sentita subito attratta da questo romanzo. Con i libri le affinità elettive non sono mai un abbaglio. Me lo ha confermato la descrizione nei risvolti di copertina: un'opera che parla di una donna costretta a fare i conti con il tradimento del compagno e la spirale di umiliazioni in cui precipita.
Un romanzo intimista, parole che graffiano dove fa male senza dover per forza abbellire cose che nella loro essenza restano insostenibili. Uno sguardo onesto verso l'interno, così onesto da essere quasi anatomico. In fondo, se ci guardiamo dentro al petto non troviamo nessuna anima bella ed eterea, ma solo ossa e sangue e muscoli e tessuti. Brutto, brutto, ma vero.
E ogni tanto serve un romanzo che decida di dire la verità.
Il contenuto del romanzo è fedele alla sua descrizione in copertina: attraversa tutto il percorso di una donna tradita, dalla degradazione al liberatorio riscatto finale. Degradazione che è soprattutto autoinflitta.
Che cos'è più umiliante? Scoprire di essere stata tradita o scoprire di essere capace di smettere di mangiare e di spiare i messaggi su Facebook del tuo uomo? Trovarti a idolatrare un'altra donna, il suo corpo, ogni singolo aspetto della sua vita solo perché si è presa l'uomo che hai avuto tu. Questo ti spezza dentro. Fino a quando non capisci che la patina d'oro è solo nella tua testa e quell'altra donna è normale, così normale che se la prendi a pugni in faccia le si rompe il naso.
Questa storia non tace niente, neanche i particolari più vili. Anzi, è fatta proprio di tutti questi dettagli, questi minuscoli atti spregevoli che vorresti nascondere a te stessa nell'attimo esatto in cui li compi. La vita segreta è messa a nudo. E, così esposta, si libera dal peso dell'oscurità che le gravava addosso e perde la sua aura terrifica.
Soffrire a volte sembra inevitabile. Ma la verità è che non serve a niente.
Ho apprezzato questo romanzo proprio per il suo dire la verità nuda e cruda. Cruda, soprattutto. Ma c'è bellezza, sia nella nudità, cioè nella sincerità, sia nella crudezza, cioè nel modo vertiginoso che ha l'uomo di precipitare.
Questo è la sofferenza: una caduta libera. Come quando il telefono cade per terra e si rompe lo schermo. Dopo funziona ancora, per carità. Ma sarebbe stato meglio se non fosse caduto.

Avete letto "La ragazza del treno", il bestseller della scorsa estate? Ecco, stesso principio, ma senza impianto giallistico. Consigliato a tutte coloro che hanno vissuto simili esperienze.

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