Lettera a quei giorni, ovvero filosofia morale per cedri del Libano

L'autobiografia non è mai stata nelle mie corde. Ma ogni tanto c'è bisogno anche di raccontarsi.

Cara Esperanza,
ti scrivo dalla fine.
Fine di che cosa, chiederai tu.
Fine di quei giorni che hai passato a chiederti cosa potessi fare per essere migliore e a cercare le risposte nelle foto che lei postava su Facebook. Fine di quei giorni in cui il tuo sorriso dipendeva da quanto lui ci metteva a risponderti su What’s app. Fine di quei giorni in cui rispondevi male ai tuoi genitori e ringhiavi contro tua sorella solo perché sapevi che, nonostante le promesse, nonostante i ti amo, nonostante tutto, lui in quel momento era con lei e non con te.
Se vuoi saperlo, tutto questo finirà.
Quando, dove?
Appena oltre la pellicola di umiliazione che ti avvolge c’è tutto il mondo di prima. Le tue cose, i tuoi libri, i tuoi sogni. Non se ne sono andati, non loro.
Sei stata tu a chiudere le pagine di quella rivista e a non sfogliarle più. Hai lasciato la penna tra le pagine del tuo diario e chissà, nel frattempo l’inchiostro si è anche seccato. Il tuo gatto ha cominciato a dormire nel lettone dei tuoi perché da qualche tempo tu non lo coccolavi più come prima. Sei sempre stata così seria! Come hai potuto dimenticare, così di punto in bianco, che gli appunti per l’università non si studiano da soli?
Guarda che se ne accorge la gente, che il sorriso che ti metti quando esci è solo un modo per digrignare i denti.
O forse no, non se ne accorge. Nessuno si accorge mai di niente, su questo hai ragione tu. Però lo sente, questo sì. C’è come un brivido di freddo dentro l’espressione che ti sei studiata addosso, e in questa primavera un po’ bislacca c’è tanta voglia di caldo, non certo di ricordare il gelo dell’inverno appena passato.
Questo tu sei. L’inverno a maggio, il pianto dirotto nell’amore.
Lo chiami ancora amore? Sì, va bene, fai pure, perché questo è tenere a un’altra persona. Ma se ti avvolgi nei suoi inganni (sì, lo sai che sono inganni, lo sai meglio di tutti; l’unico che non lo sa forse è lui) ancora un po’ finirai per soffocarci dentro. E diventerai la carogna che concima il terreno su cui lui cresce come una pianta gagliarda e fiera.
Ma ti ricordi quali sono le piante che devono essere concimate? Te lo ricordi, Esperanza?
Hai mai visto un contadino concimare un bosco di profumatissimi pini marittimi? Oppure, hai presente i cedri del Libano, bellissimi, altissimi? Ecco, hai mai visto qualcuno concimarli? Io no, sinceramente. Poi magari mi sbaglio. Ma i boschi e le foreste e tutti i loro alberi non hanno bisogno di essere concimati per crescere.
Io abito in campagna, e anche tu. In questa stagione si sente spesso l’odore orribile del concime, al punto che ci sono giorni che non si possono tenere aperte le finestre e ci sono più mosche del solito. Sai quali piante crescono dai campi concimati, poi? Distese e distese di pannocchie.
Sono bellissime, le pannocchie. Tutte insieme, poi, quando crescono tutte uguali e si piegano docili per assecondare le correnti d’aria, hanno un qualcosa che incanta. La luce si riflette sulle loro foglie larghe e da verdi che sono le fa sembrare argentate.
I prossimi mesi saranno la loro stagione perfetta. Riempiranno tutti i campi fino all’orizzonte, sempre più alte.
Poi arriverà l’autunno, i contadini le raccoglieranno e sarà come se non ci fossero mai state. Al loro posto, lunghi campi marroni e grigi.
Non essere concime per pannocchie. Non serve a niente.
Non guardare ammirata il luccichio del sole sulle loro foglie, o il colore intenso dei loro semi.
Ti sembra che il fusto flessibile delle pannocchie sia più bello della corteccia ruvida di un cedro? Ogni volta che vedi una sua (di lui, di lei, di loro due insieme) foto su un social network venderesti tutto quello che sei per scambiare le tue radici con le loro? È una cosa che non puoi. Fammi ricalcare un vecchio adagio a modo mio: se nasci cedro non puoi morire pannocchia.
Ma se nasci cedro le tue foglie non appassiranno mai, nessuno ti riempirà di prodotti chimici per farti crescere e non ti spezzeranno una volta finita la tua stagione.
Spero di non essermi dilungata troppo, cara Esperanza, ma ci tenevo proprio tanto a fartelo sapere. A dirti che tutto questo finirà, che è già finito.
Quando? Dove?
Ora. Qui.
È arrivata la primavera e puoi fiorire. E ci sarà il sole e le api danzeranno per te attorno ai tuoi rami.
Ma ricordati delle tue radici, perché è da lì che trai la tua linfa. Solo allora, quando te le sarai ricordate, potrai ricominciare a crescere verso l’alto. Quanto in alto arriverai dipende solo da quanto a fondo nella terra annoderai le tue radici.
Insomma, stammi bene.
Sinceramente tua,

Sara

Commenti

  1. E' bellissimo tutto. Come e cosa hai scritto, e trasmette esattamente ciò che deve essere trasmesso. Mi veniva da piangere, un po' di malinconia. Poi mi sono insultata perche in certe cose mi sono ritrovata. E alla fine è arrivata una bella carica , positiva e di speranza.
    Sai che voglio il seguito vero ? :)

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    1. Grazie per le tue parole. Quanto al seguito... vedremo che cosa riserva la vita :)

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